"L'albergo delle donne tristi"

L'albergo delle donne tristi di Raffaella Arrighini
la mia cara amica flavia per il mio compleanno m’ha regalato“l’albergo delle donne tristi”di marcela serrano.edizione universale economica feltrinelli.
penso sempre che i libri in qualche modo ci trovino.e se non lo fanno è perché qualcuno li trova per noi.e ce li impacchetta.e spera ci possano piacere.perché se è vero che un bagnoschiuma.una maglietta.una qualsiasi altra cosa poi in qualche modo la possiamo riciclare per un libro la cosa diventa più difficile.nel senso.può sempre diventare la zeppa per un
tavolo claudicante.o carta per il camino(per chi vive al mare al massimo per la brace del primo maggio!)e comunque c’è da dire che è difficile per chi ama i libri liberarsene in questo modo.piuttosto se proprio la storia o l’autore repellono a tal punto da infastidirci tutti i 5 sensi messi insieme ebbene..può essere inzeppato lassù in alto.sulla mensola più buia della libreria.dove la polvere non si fa manco durante le pulizie di primavera ma la si lascia proliferare e bivaccare beatamente.e le pagine si ingialliscono e diventano rigide rigide e la copertina sbiadisce.
a flavia però ho dato fiducia!
e dopo le prime pagine non potevo far altro che constatare la stretta assonanza che quelle parole avevano con le riflessioni che fra il lusco e il brusco i miei neuroni un po’ come schegge impazzite stavano producendo da un po’ di giorni.
“Sai una cosa? Penso all’amore. Tutto, gira e rigira, ha a che vedere con questo sentimento così comune, fantastico, alienante, sopravvalutato, raro. Ho l’impressione che tutte quante, senza rendercene conto, siamo ferme davanti al nocciolo del dramma di questi tempi, uno dei dilemmi di questa fine secolo: la mancanza di punti d’incontro tra i due sessi.”.(pp.75.)
c’è davvero mancanza di punti di incontro tra i due sessi?
viviamo davvero in una società stitica di affetti?
è così reale.tangibile.prepotente l’alone di solitudine che circonda la maggior parte delle persone che vagano in questo mondo alla ricerca di qualcuno con cui incontrarsi.condividere attimi di vita.quotidianità.interessi.e davvero così difficile fare “scopa” con qualcuno?(passatemi il paragone biscarolo seppur per nulla poetico!)
qualche giorno fa in palestra parlavo con un’amica psicologa. e fra lo shampoo negli occhi e lo scrub per il corpo mi ha raggelata(paradossalmente in forma allegra)così:
“se cerchi mele ma ravani sempre nel cestone delle pere non ti puoi lamentare.se cerchi mele cerca mele.altrimenti sbaglierai sempre!”.
singolare è il fatto che sulla questione cercare mele e trovare pere ho riflettuto spesso anche io.ma la mia metafora si svolgeva in un campo e non in un circoscritto cesto.certo è che in un cesto la ricerca diventa più fattibile!in un campo di pere sfido chiunque a trovare mele!
e allora:è proprio vero che tutti.ma proprio tutti erriamo in campi sbagliati?chi ci ha dato le indicazioni?e se ci dotassimo tutti di tomtom o un semplice tuttocittà le ricerche non sarebbero di gran lunga più proficue?se avessimo meno paura tutti di abbandonarci alle emozioni dimenticandoci delle sofferenze probabilmente vissute e che hanno segnato il nostro animo nel profondo forse questa“disperata”ricerca sarebbe più semplice?abbordabile?fattibile?in una sola parola“naturale”?
la serrano ci conduce in questa storia fatta di “storie di donne”.più o meno devastate da amori falliti.amori in bilico.amori incompiuti.amori sbocciati e sfioriti.amori.amori.e ancora amori.e floreana.la protagonista di questo appassionante romanzo ci conduce nei meandri della sua storia personale attraverso questa sorta di pausa dal mondo in un luogo lontano.senza legami.in assenza da tutto.e soprattutto da tutti.e forse anche di qualche angolo di se stessa.e questo vuoto creato fra lei ed il suo mondo la aiuterà a riscoprire la sua vera essenza.quella parte di sé che la farà nuovamente sentire appartenente a quel mondo da cui continuamente fugge.convinta di aver condotto un’esistenza che tirando le somme altro non è che un compendio di delusioni e investimenti sbagliati.e scoprirà molto di sé.(e scopriremo forse molto di noi…)
ma quella pausa dal mondo però(quella di cui ci racconta la serrano)non è proprio come quando ci capita di rinchiuderci dentro casa il sabato sera.abbradipati sul divano.con uno di quei dvd dalla lacrima struggente.accompagnati da un pigiamone extralarge.antisdrucciolo ai piedi.felpone consumato ai gomiti.forse anche macchiato d’olio.di quelle macchie che non vanno via manco con lo smacchiatore universale pubblicizzato dal solito demente che si infila nella lavatrice per dimostrarci quanto invece è potente contro le macchie impossibili.e mentre ci gustiamo le tre ore di depressione formato famiglia con tanto di cane e gatto e pappagallini e un kilo di gelato riscaldato nel micronde e kleneex(perché se non piangiamo almeno l’intera scatola e due maniche della sopraccitata non ci sentiamo pienamente soddisfatti) riflettiamo sul fatto che forse mollare la presa.staccarci dalla nostra collezione di disastri sentimentali e affini e prenderci una pausa non
sarebbe poi una idea malsana.perché pensiamo anche noi che:
“..con il passare del tempo, le emozioni sono sempre più rare..”.(pp.119.)
(uomini.non mi fregate!mica siete esenti da seratone così!!)
emozioni più rare.emozioni assenti.ricerca di emozioni.voglia di emozionarsi.voglia d’amare.d’amore.desiderio.passione.ricerca costante.spasmodica.incessante.sfinente.
“..una volta una zingara mi aveva detto: nella vita, l’unico modo per non farsi cogliere impreparati dal destino e non lasciarselo scappare è tenere d’occhio le coincidenze che ti presenta.”.(pp.131.)
e se quel giorno ci svegliamo con la luna messa di traverso e di guardare in giro le coincidenze non ci và proprio e l’unico desiderio è quello di camminare a testa bassa rinchiusi fra due cuffiette di un ipod a massimo volume sprofondati fra le pagine di un tomone “annulla pensieri”??(a stò punto che dio ci scampi e liberi dalla serrano!)perché non sempre si è pronti ai casi del destino.non sempre si è vigili.attenti.scattanti.e se è vero che le occasioni ci colgono e la nostra attenzione ahimè non è in quel momento diretta e concentrata nei confronti della presunta tale beh..c’è da chiedersi se è proprio da considerarsi l’ “occasione della vita” se con così estrema facilità c’è sfuggita da sotto agli occhi!
perchè invece le occasioni capitano.e capitano davvero quando meno ce lo aspettiamo.e seppur banale e semplicistica sembra essere questa espressione(quante volte ce la siamo sentita ripetere da nonna nei confronti di ogni campo della vita??)contiene in sé una verità sacrosanta.e la nostra floreana che con tutta se stessa cerca di allontanare gli uomini dalla sua esistenza proprio nel momento in cui decide di tirare una linea dritta.netta.spessa e ben definita si imbatte in quella“occasione”.
flavian.un uomo splendido.affascinante.interessante.ovviamente sfuggente. devastato dalla stronza di turno.deciso a far pagare le pene dell’inferno alla povera disgraziata di turno e invece di farsi passare l’incazzatura in altro modo decide di far patire le 7 fatiche di ercole alla povera floreana!e non posso far altro che chiedermi:perché uomini e donne non riescono ad ammortizzare il colpo di una storia finita malamente scaricando le proprie ire in maniera più proficua ed invece decidono di fare pagare lo scotto alla povera barra povero sfigato barra sfigata che inciampa su di loro?(aspettala sotto casa caro flavian.mollale due ceffoni ben piantati sulla faccia e amen!!)
chiediamoci.
il passato non potrebbe essere un punto da cui tentare di ripartire piuttosto che diventare un pantano in cui affogare se stessi e far affogare chi si imbatte in noi?perché ahimè in mezzo alle paure.alle incomprensioni.alla necessità di proteggersi paradossalmente impastato al desiderio di trovarsi ci si ritrova soli.sempre più soli.
“..il risultato è che non sappiamo più amare.”.(pp.208.)
(sospiro.io.e pure voi.ma continuiamo a crederci eh!!)
e infatti la serrano i due protagonisti li fa trovare.e scontrare.ed assaporare.e annusare.e sognare.fra silenzi.parole non dette.frasi a metà.sguardi.sorrisi.vuoti.sempre meno vuoti.fra quei “ricordi che a volte raccontano bugie”(pp.194.)e sfumature.e paure.e scontri che sempre più si trasformano in incontri.
perché?perché….
“l’amore richiede tempo, pacate conversazioni che consolidano l’amicizia. E’ qualcosa che sedimenta solo dopo che si sono superati determinati confini di intimità, quando si sono imparati per bene i difetti e i limiti dell’altro.”(pp.253.)
ebbene.ci vuole tempo.o forse fortuna.o forse una strana alchimia fra entrambe le cose.e forse non c’è nulla da cercare.né da aspettare.forse basterebbe lasciare aperte le porte dell’anima.lasciarsi attraversare dalle cose della vita così come ci vengono incontro.farsi toccare dalle emozioni.non opporsi al loro divenire.né al loro pulsare.e se pur con paura lasciarsi vivere.
e floreana.e flavian decideranno di vivere.
sulle primissime pagine del romanzo una dedica della mia amica flavia che in parte suonava così(contornata da punti esclamativi che tentavano di sdrammatizzarne il senso):
“non vi è alcuna allusione ed ogni riferimento a personaggi ed avvenimenti è puramente casuale!!!”
amica mia.la prossima volta fammi la cortesia.regalami una crema per il corpo!!
raffaella arrighini.roma.10.aprile.2010.

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