Stefania Auci

Stefani Auci è nata in una piccola città che rappresenta, letteralmente, il suo porto sicuro: Trapani. La sua famiglia le ha insegnato molte cose, prima fra tutte, un amore immenso per i libri e per la lettura, l’arte e la musica.
Dopo aver girato un po’ per l’Italia, si è stabilita a Palermo, con il marito ed i figli. Ha alle spalle esperienze differenti, che hanno rappresentato altrettanti modi per cercare la sua identità lavorativa e personale: segretaria d’orchestra, insegnante di diritto, per un breve periodo anche avvocato e cancelliere presso un Tribunale del centro Italia. Proprio quest’ultima esperienza, (conclusasi in maniera infelice a causa di una dirigenza che non ha ritenuto utile salvaguardare una madre lavoratrice) l’ ha riportato sui passi del primo amore. La scrittura.
Scrive da quando aveva dodici anni. A sedici ha scritto il suo primo paranormal, su tre quaderni a quadri che conserva come un tesoro.
Quella che presenta oggi è la sua Prima Opera, una raccolta di racconti tratti dalla sua “grande storia”: Moray Place 12, Edimburgo. Una vicenda articolata su tre volumi, che è nata in un pomeriggio di un gennaio caldo del 2008 e che è alla ricerca di un editore.
Il volume che raccoglie questi racconti, delle slices of life in verità, si chiama “Hidden in the dark”, nella collana Rossocuore (curatrici S. Catastini e C. Contili) ed è edito dalla 0111 edizioni di S. Lovati. È una casa editrice piccola ma agguerrita, che non ha chiesto nemmeno un centesimo per pubblicarla, cosa di cui va molto fiera.
I personaggi sono passati dal laptop alla carta stampata e questa è un’emozione che lei dice “mi mette i brividi“. Moray place 12 nasce da una serie di immagini che la sua mente ha incamerato e custodito, raccolte durante i viaggi che ha fatto in Gran Bretagna.
La Scozia. Edimburgo. Il mare del Nord. Sono il suo luogo dell’anima.
“Poi, un giorno di due anni fa” - dice Stefania – “mi sono messa al computer con il “bisogno” di dare forma alle idee” Così Oliver, Emily, Samuel e Marianne sono venuti fuori, con estrema naturalezza.
Quello di scrivere un paranormal dotato di zanne e artigli non è una scelta dovuta alla moda: è frutto di una passione antica, insana se volete, ma autentica. Ciò che ha intrigato da subito l’Autrice è l’idea di poter narrare una storia in cui nessuno è ciò che appare, in cui i segreti hanno conseguenze spesso difficili da accettare, dove la razionalità viene messa a dura prova. Sembra affascinarla il pensiero di esseri che attraversano il tempo mentre tutto il mondo attorno a loro cambia. Creature che sperimentano le bassezze umane e che si rendono conto, con una lucidità superiore agli altri, di quanto meschina possa essere la morale perbenista umana.
Dei suoi personaggi, Oliver e Samuel rappresentano forse la sua parte “maschile”. Sono esseri che hanno fatto determinate scelte di vita, e questo li ha portati a essere ciò che sono: creature prive di scrupoli. Amorali nel senso pieno del termine: a-morale.
Perché la morale umana non esiste, per loro: è solo un substrato di regole cui l’essere umano si riallaccia e come tale, è mutevole. Scelgono di non di non appiattirsi su un’umanità che li rifiuta come mostri. Non vi è un giudizio di valore nei loro confronti, e questa è sua scelta che appare deliberata.
Le “sue donne” sono controcorrente: non accettano i loro compagni senza fare una grinza, come fanno molte eroine dei paranormal americani. Hanno paura, invece, e molta. E’ l’amore che le porta all’accettazione, e a superare la paura. L’amore, nei suoi scritti, non rassicura. Inquieta. Pone dei dubbi. Devasta, a volte. Cancella le certezze e ne pone di nuove.
Insomma: nessuno ha il diritto di scagliare la prima pietra. Tutti possiamo trasformarci in mostri.
Possiamo dire a chi leggerà che si troverà dinanzi un testo in cui ogni parola ha un suo posto e non posta lì a caso. Ogni sensazione, ogni immagine che il lettore riceverà, sarà il frutto di una storia costruita con attenzione per comunicare emozioni precise: passione, angoscia, timore, speranza.Ed è una cosa che l’Autrice dichiara con orgoglio. Per Stefania, questo, è un dovere verso se stessa e verso i suoi lettori: dare il massimo, sempre e comunque.
Perché è questo che un buon cantastorie deve fare.
Stefania Auci
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