Luigi Cotza

Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto, chi più grande chi più piccolo. Il mio era forse era una metà strada ed è rimasto chiuso in quel cassetto parecchio tempo, fino ad una svolta inaspettata.
Nutrivo sin da ragazzino la passione per la scrittura, nata quasi per caso a causa di un‘infatuazione mal riposta per un’adolescente mia coetanea.
Così, dalle poesie di amore mancato, l’ispirazione si manifestava costante anche negli anni a seguire, portandomi a scrivere poesie e piccoli racconti oltre a trattare corrispondenze con nuovi amici al di fuori della mia regione (parlo di lettere scritte a penna, le mail non esistevano ancora…).
Finché, nel 2000, l’ispirazione fu più forte delle precedenti e mi portò ad iniziare la stesura di un romanzo, intitolato “Il nuovo @mico” in cui si parlava di chat, argomento che in quel periodo vedeva i suoi primi sviluppi grazie alla liberalizzazione degli accessi ad internet.

Era bellissimo scrivere un romanzo. Parola dopo parola il mio personaggio prendeva vita, mentre tra i miei pensieri si susseguivano i volti delle persone e le facce che avrebbero fatto nel leggere la mia storia. Avevo 20 anni e non avevo idea di cosa fosse l’editoria, ma già mi immaginavo nelle vetrine delle più importanti librerie cittadine.
Il romanzo era tutto nella mia testa, dall’inizio alla fine. Non vedevo l’ora di finirlo per mostrarlo al mondo. Ma non fu così. Mi fermai a metà.
Non perché mi mancasse l’ispirazione, la storia come detto era tutta nella mia testa. Ma la vita con i suoi eventi fermò i miei progetti di giovane scrittore.
Mia madre aveva un tumore. Ci furono interventi, chemioterapie e quant’altro. Un anno e mezzo di sofferenze e di speranze.
Gli ultimi sei mesi passati a casa, su di un letto da ospedale in quella che era la mia cameretta. La sua morte che ancora oggi lascia un vuoto incolmabile. Non c’erano parole da scrivere in quel periodo, solo lacrime da asciugare.
In questi casi, si dice, bisogna andare avanti. Anch’io andai avanti, seppur con difficoltà. La scelta di trasferirmi lontano da mio padre e mio fratello e vivere con mia nonna materna fuori dalla mia città natale fu una scelta difficile, ma alla lunga si rivelò giusta. Affrontare anche la perdita dellavoro fu un ulteriore prova di forza, che superai fortunatamente in breve tempo.

Nel frattempo il rapporto con la mia dolce metà si andava cementando sempre più dandomi la forza e il coraggio per non abbattermi e andare avanti.
Quando ho comprato la mia prima casa, un piccolo appartamento a Sestu, non avevo ancora compiuto 23 anni. Una follia per molti miei coetanei e non solo. Ma io ci credevo e non mi voltai indietro, volevo costruire qualcosa di importante. Il passo successivo fu quello di chiedere la mano alla donna che in tutti quegli anni aveva condiviso le gioie e le tristezze della mia vita.
Correva l’anno 2006 e a 25 anni credevo di aver realizzato tutti i sogni della mia vita. Tranne uno.
Non l’avevo dimenticato. Ma in tutto quel tempo ero stato trasportato dagli eventi e non avevo avuto il tempo per il mio hobby da scrittore, fino a che…
C’è un detto che recita: ”non tutti i mali vengono per nuocere”. Non so a chi appartenga questa frase, ma certo è che nel mio caso si adatta alla perfezione. A novembre del 2006 infatti mi rompo un ginocchio. Menisco. Operazione, stampelle e riposo assoluto in casa.

E’ stato in quel momento che ho riaperto quel cassetto e ho tolto la polvere da quel sogno.
Davanti a fiumi di thè bollente ripresi a scrivere il romanzo da dove lo avevo lasciato. E con inaspettata sorpresa mi resi conto che la storia era ancora dentro la mia testa. Come se la protagonista di quel romanzo si fosse seduta su una sedia ad aspettarmi. Non feci altro che dirle di riprendere a camminare. In pochi mesi arrivai a scrivere la parola fine. Quasi non ci credevo.
Ma cosa avrei fatto di quel manoscritto adesso? Non avevo la più pallida idea di come si potesse pubblicare un romanzo.
Girovagai per internet, concorsi, case editrici. Una giungla.
Finché non trovai una piccola casa editrice cagliaritana. Mi fissarono un appuntamento e consegnai il manoscritto. Non mi fecero illudere. E così non mi illusi. Sono del parere che l’umiltà sia indispensabile per apprezzare appieno le gioie. Quando si è troppo convinti delle proprie capacità si rischia di prendere delle cocenti delusioni. Quando invece si pensa in piccolo le gioie sono più grandi e piene.

Quando ricevetti la telefonata della casa editrice che intendeva pubblicare la mia opera a momenti toccavo il soffitto con la testa per quanto stavo saltando. “Il nuovo @mico”, il mio romanzo d’esordio è stato pubblicato nel 2007, e da allora il mio sogno è diventato realtà.
Una realtà che non si ferma e continua il suo cammino. Nel 2009 ho pubblicato il mio secondo romanzo “E’ un segreto...” scritto in appena un anno e con notevoli passi avanti rispetto al primo. E appena ho tempo mi butto su di un PC a scrivere, forse non diventerò un famoso scrittore.
Pubblicare un libro non significa essere in prima fila nelle vetrine delle librerie, ma in fondo non era questo ciò che mi premeva.
Ho realizzato un sogno. E’ questo quello che conta.

di Luigi Cotza

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