Il giunco mormorante

E' con grande piacere che pubblico la recensione dell'opera "Il giunco mormorante" di Nina Berberova, che farà parte di una nuova rubrica che abbiamo intitolato "Yogurt Bulgaro" , per la vena ironica che la caratterizza, densa e morbida, ma con un leggero retrogusto acido. La rubrica è curata da una giovane scrittrice italiana, Raffaella Arrighini, il cui romanzo "Non lasciarmi mai" mi ha emozionato e tenuta incollata alle pagine, come pochi libri hanno saputo fare, soprattutto tra quelli prodotti da autori contemporanei. Il suo stile veloce, la formattazione in apparenza irriverente e l'uso "musicale" della punteggiatura rendono sicuramente la sua penna una rappresentante originale dell'attuale generazione di scrittori esordienti.
Giusy Teresano




Il giunco mormorante
raffaella arrighini.roma.19.gennaio.2010.


capita con una certa frequenza di leggere e scoprire che ciò che si legge
ha una strettissima assonanza con ciò che si vive.si sente.si tocca.si
annusa intorno.e dentro di sè.è come se i libri e i pensieri che
qualcun’altro ha concepito ci venissero a cercare.

non c’è dubbio.
i libri ti trovano.
sono lì.fermi.
non hanno gambe.né mani.
né voce.ma ti trovano.
non sono impazienti.
aspettano.sereni.tranquilli.serafici.
sono lì.negli scaffali di una libreria qualunque.
profumati.rigidi.perfetti.uno vicino all’altro.
e aspettano…

e quasi sempre quando ti trovano non è un caso.

“e tuttavia lo amavo, amavo soltanto lui, e anche se continuavo a
ripetermi che non voleva più saperne di me, non lo amavo per questo
meno…e tutta la mia vita era piena di un disperato amore per lui, un
amore che mi impediva di costruire il mio destino e caricava i miei
giorni e le mie notti di un pesante fardello di cui non potevo-e forse
non volevo-disfarmi.” pp.54.55.

distacco.attesa.trepidazione.speranza.e ancora distacco.

diciamocelo…
ma non sarebbe stato meglio un allegro libro del buon stefano benni?non
so.bar sport ad esempio.ecco.un libro così..o che altro ne so.uno di
quelli che ti fanno sganasciare dalle risate.che rialzano il livello di
serotonina nel sangue.rimescolano le endorfine nelle viscere.ti fanno
sentire sazio e appagato al pari di un bel piatto di spaghetti
assolutamente al dente al pomodoro e basilico e un bel po’ di parmigiano
a pioggia.il tutto accompagnato da un sano e godurioso calice di vino?e
invece ti trova nina berberova e il suo giunco mormorante…

ben inteso.
un libro molto intenso.denso.carico.coinvolgente e ahimè significativo
fin troppo per chi probabilmente stà subendo lasciamenti e affini.ma se è
proprio vero che i libri ci vengono a cercare non dovrebbero farlo per
renderci la vita meno grama.meno triste e malinconica.più allegra e
spensierata.non trovate?

ma come si fa a rifiutare un libro che ti cerca?e ti scova.e ti
rincorre.e alla fine ti si mette lì sul comodino vicino al letto.accanto
alla tua tisana preferita?e stranamente a quel punto ha tirato fuori
gambe da centometrista.anzi.da maratoneta.perché non si stanca.né si
sfianca.ma come sempre paziente ti guarda.ti osserva e con vocina flebile
ma convincente ti costringe a prenderlo fra le mani.

e non ti puoi opporre.no.non lo puoi fare.
perché è come quando un amore ti travolge.
non puoi tirarti indietro.è inutile.
se l’amore ti chiama non puoi fare altro che lasciargli fare.

e allora ti ritrovi a leggere pagine e pagine in cui quel senso di
distacco.e abbandono.e speranza.e trepidazione.e attesa.quella sfibrante
ricerca dell’amato in tutti i dettagli della propria vita.quello sfinente
ricamo di ricordi tessuto con perizia e maestria.è lì che ti guarda.e ti
scava dentro.e vorresti buttare quel minuscolo libricino contro la parete
perché ogni parola ti ricorda che forse hai sprecato
tempo.emozioni.sentimenti.passione.e amore.e vita.

e ti ritrovi a pensare…“benni dove sei??”

e non ce n’è.
quando qualcuno esce dalla tua vita è come se ti stessero strappando via
un pezzo di carne viva dal corpo.si ha la netta sensazione di subire
un’amputazione vitale.e quel vuoto che crea il distacco è
lì.buio.preciso.netto.paradossalmente limpido.e ti guarda.e ti osserva.ed
aspetta.

“scomparire in un attimo, non correre dietro al treno, non agitare a
destra e a sinistra il capo in cenno di saluto come fanno le altre città
quando le lasci.svanire in un solo istante, come se non esistesse, come
se non fosse mai esistita.” pp.79

eppure distaccarsi dalle cose.dalle persone.dagli amori.dai luoghi.dai
sentimenti.è necessario.essenziale.inevitabile.vitale.
vivere il lutto che la mancanza crea in noi ci dà la possibilità di
rinascere.e germogliare nuovamente.e aprirsi a nuove esperienze.nuovi
contatti.nuovi amori.nuova vita.

certo è che questo tipo di sofferenza la berberova ce la sottolinea
continuativamente per ben 79 pagine.(meno male!il libro è breve e scorre
via veloce!)

ma cerchiamo positività e soprattutto propositività!

e allora nel distacco propriamente detto vediamoci una gran dose di
energia.un gran bel salto in avanti.una spinta verso qualcosa di
entusiasmante e nuovo.

certo..io non è che abbia mai vissuto questo sentimento come se mi
avessero regalato un bel set di borse di gucci né tanto meno come se la
mia adorata nonnina m’avesse preparato le mele fritte che tanto adoro
come sorpresa per la cena settimanale da lei.ma di sicuro dietro ad una
scelta forte come la decisione di allontanarsi da una persona che ci
tiene immobili in un limbo senza fine è necessaria una grande spinta
energetica che certamente deve portare a qualcosa di nuovo e fresco e
straordinario.

la deliziosa protagonista di questo grazioso libro(sì.sì.sì.comunque è
deliziosa lei e quello che si respira sfogliandone le pagine.anche se a
tratti l’avrei presa a capelli e le avrei urlato nelle orecchie di
smuovere il culo e cercare altro in giro!)

si diceva.la delicata protagonista vive custodendo nella parte più intima
di se stessa.in quel luogo che nessuno può raggiungere.di cui nessuno è a
conoscenza.quel luogo che tutti noi custodiamo gelosamente nel
profondo.la speranza di poter rinnovare quel legame d’amore per il suo
amato costretto ad abbandonare la città che ha visto nascere e crescere
quell’amore straordinario ed unico.

e lo vive quell’amore.
lo vive ricordando.
lo vive sperando.
lo vive sognando
lo vive vivendo.
(più o meno direi.)

e si troverà costretta a fare una
scelta.vitale.imprescindibile.necessaria.

quando si sceglie di rompere un meccanismo.
quando si sceglie di seguire un’altra strada.
quando si sceglie di accostare quella porta.
non si sceglie di abbandonare la speranza.
nè di rinnegare un amore unico.

si sceglie di vivere.

e l’amore segue vie misteriose.
e il cammino di ognuno di noi è fatto di infiniti imprevisti e variegati
cambi di direzione.e perdersi e ritrovarsi fa parte del gioco.e a volte
abbandonare un sentiero troppe volte battuto può diventare l’inizio di un
percorso straordinariamente ricco di sorprese.(positiva eh!)

speriamo in benni la prossima volta!

di Raffaella Arrighini



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