Come Dio comanda
Nulla di nuovo sul fronte orientale. O quasi.Il profondo nordest mostra il lato oscuro del modello produttivo che traina il sistema Italia. Schiacciati tra quartieri residenziali e centri commerciali gli emarginati, i tre balordi Danilo, Quattroformaggi e Rino, più Cristiano, il figlio adolescente di quest'ultimo, sono costretti ad accontentarsi degli spazi residuali di periferia e conducono una vita al limite della miseria, sugli ultimi gradini della scala sociale, senza prospettive di riscatto.
Vivono insieme perchè si sostengono a vicenda: Cristiano e Rino sono talmente soli che l'uno senza l'altro sarebbero del tutto persi in una società che, ad andare bene, neppure si accorgerebbe della loro sbalestrata esistenza. Padre e figlio, abbandonati dalla figura femminile e da ogni possibile elemento di affettività (già nell'incipit: il padre ubriaco impone al figlio, come prova di coraggio, di uscire in pigiama, in piena notte, sulla neve, per sparare a un cane il cui abbaiare lo disturba), sono uniti come risposta all'esclusione dal resto della comunità civile.
Rino, disoccupato, tatuato e nazistoide, è il capo di altri due balordi e insieme a loro progetta un furto a un bancomat in stile "i soliti ignoti". Danilo è un operaio diventato alcolista dopo la morte della figlioletta soffocata da una cintura di sicurezza difettosa e l'abbandono della moglie. Quattro Formaggi è un demente che trova in Rino, conosciuto in un collegio/orfanotrofio, la sola persona che non lo tratta da minorato qual è, ma anche lui, a forza di ingoiare rospi, sviluppa un lato della personalità oscuro e belluino, sublimato nella carnalità di Ramona, una pornoattrice che visita i suoi sogni e le sue fantasie. Cristiano prima ancora di finire le scuole medie ha già capito di essere considerato uno scarto di produzione - nel sistema industriale friulano - e che nessuno, dagli insegnanti ai compagni di classe, si aspetta nulla da lui e la reazione è quella del rifiuto preventivo, per evitare di subire delusioni. Non ha nulla: nè un cellulare, nè uno scooter, nè soldi, al contrario dei suoi coetanei e questo, unito all'assenza di una famiglia, fa di lui un ribelle violento sull'esempio del padre, adorato e temuto.
Neppure la situazione di Fabiana, una delle ragazze più popolari della scuola di Cristiano, è serena, nonostante la sua bellezza adolescenziale in stile "reginetta del liceo", la famiglia benestante con villetta e giardino, dei genitori "normali" ma distanti: si sente incompresa e invidia alla sua migliore amica e compagna di giochi Esmeralda un rapporto più diretto con la madre. Ma anche Esmeralda non fa che cercare lo scontro con la figurad materna: entrambe sono vittime di uno scontro generazionale, ma in modo diverso. Esmeralda è infelice per ribellione, Fabiana per disattenzione da parte di un nucleo famigliare che sembra invece solidamente "normale".
Ultimo comprimario è l'assistente sociale Fabio Trecca, che incrocia in vari punti la storia perchè segue per conto del Comune la vita di Cristiano e Rino. Arrivato a Varrano da Roma vincendo un concorso pubblico non ha alcuna vocazione per il suo mestiere: semplicemente è l'unica via di fuga dalle sue delusioni esistenziali e sentimentali, ma non riesce a liberarlo da rimorsi e sensi di colpa.
Tutto questo grumo di squallore e disgrazia viene descritto da Ammaniti in modo esemplare: i suoi luoghi, le sue ambientazioni, i particolari sono vividi al punto di risultare a volte fastidiosi. L'incastro delle vicende, la tentata rapina dei quattro balordi che finisce in tragedia, la morte di Fabiana, il futuro già segnato di Cristiano, il tradimento di Fabio vengono presentati come filoni paralleli in una sorta di visione cinematografica.
Lo stile, simile a quello di "America oggi" e "American beauty", si manifesta in una narrazione continua con punti di vista differenti e riesce a creare una omogeneità descrittiva molto forte, capace di evocare in modo convincente patine vissute e atmosfere realistiche. Al punto che i personaggi rimangono in qualche modo invischiati in questo rincorrersi di immagini icastiche e finiscono trascinati via, come i loro destini, dalla piena del fiume Forgese, da cui emerge, malamente infagottato, il cadavere di Fabiana. Non riescono a raggiungere la superficie e a diventare persone. Così anche il dolore che pervade ogni fibra della narrazione resta in superficie e non incide la carne fino in fondo. Con un senso di incompiutezza e di malessere che sembra lasciare il racconto, in qualche modo, incompleto.
di Alessio Iubatti (Polifilo)

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