Autori della letteratura giapponese del XX secolo - di Palmiro Poltronieri

Ad esempio, Banana Yoshimoto non è così tanto considerata in patria come autrice del panorama della letteratura nazionale come lo è in Italia. Esiste un qualcosa nella fama, che è un carisma e capacità di parlare ad un lettore sia giovane che universale, sia di toccare temi profondi, il valore dell’affermazione dell’individuo, anche contro le regole comunemente accettate, laurea/matrimonio/posizione sociale/sottomissione della moglie/valori nazionali/conformismo della politica, che fanno di un buon scrittore un paladino e un emblema in cui riconoscersi.

Qui di seguito saranno discussi tre autori maschili (Miyazawa Kenji, Oe Kenzaburo, Murakami Haruki) che sono  riconosciuti come grandi, e alcune autrici che hanno un grande seguito per le loro posizioni originali sulla condizione della donna e della vita umana.

Accanto a queste figure di spicco della lingua letteraria bisogna far menzione di alcuni personaggi storici che hanno avuto un ruolo importante per la rivalutazione degli elementi culturali propri del Giappone. Kawai Kanjiro (uno dei fondatori insieme a Yanagi Soetsu del movimento Minato mingei ten, in cui Mingei è parola che riferisce alle ceramiche popolari soppiantate dalla produzione industriale) per quanto riguarda la cultura artistica/artigianale e l’influenza del buddismo sulla cultura nazionale, la dualità wabi/sabi (il valore e la bellezza di ciò che è passeggero, effimero, caduco, l’attimo fuggente), la cerimonia del tè, il mondo fluttuante così amato nelle stampe ukio-è e nella pittura post-impressionista. Il secondo è Okakura Tenshin, professore di letteratura ed autore di “Il libro del tè” tra ultimi anni dell ‘800 e primi del ‘900, fondatore della scuola di belle arti giapponesi Nihon Bijutsuin, che ha rivoluzionato la pittura giapponese, e che ha formato  pittori  come Yokoyama Taikan, Shimomura Kanzan, Hishida Shunso and Kimura Buzan. 


Oe Kenzaburo

vinse il premio Akutagawa per la letteratura nel 1958, a 23 anni. Il suo pensiero è riassunto nel discorso Aimaina Nihon no watashi, Letters to my nostalgic years che fece il giorno del ricevimento del premio Nobel nel 1994 per collegare il  suo pensiero allo spirito di conservazione delle tradizioni e dei valori filosofici: “…Nei primi anni del '900 l'espressione "wakon-kansai" o " spirito Yamato unito alla lezione appresa dalla Cina", viene sostituito da Wakon-yosai, " spirito Yamato unito alla lezione dell'occidente". Anche questa prese una connotazione militaristica. Nessuno può negare l'utilità della scienza, dell'arte e tecnologia occidentali, ma l'ideologia, considerando l'imperatore un essere assoluto, era sempre al di sopra di tutto. Questo assolutismo era privo della tolleranza e sensibilità caratterizzante lo spirito del Genji monogatari. Ho conosciuto questo fanatismo perchè mi fu instillato quando ero bambino. Come tutti a quel tempo, mi fu fatto credere in questa pazza convinzione di superiorità nonostante l'arretratezza nelle tecnologie militari, così lontana dallo "spirito Yamato" presente in Murasaki Shikibu, autrice del Genji monogatari "senza l'apprendimento non ha nessuno scopo". Il maggiore scrittore giapponese dopo la restaurazione Meiji fu Soseki Natsume, che visse in un periodo di rapida modernizzazione. Tra i suoi lavori meglio noti ci sono Kusa Matura (Cuscino d’erba- Three cornered world)  e Sorekara ("E allora", And then). Quest’ultimo, scritto nel 1909, in anni di pace seguenti la guerra russo-giapponese, descrive la vita di Daisuke, un giovane benestante intellettuale che cade in amore con la moglie di un amico e si ritrova in preda ai tormenti. Il protagonista ha l'abitudine di criticare senza riserve la società in cui vive. In alcuni momenti la novella descrive i Giapponesi come "un popolo sfortunato in preda ai forti appetiti della vita" ed egli lamenta che la morale europea non è loro nota. Oggi, i fieri appetiti nel 1990 sono ancora più forti, il consumismo, la corrente di ondate che arrivano dalle spiagge europee. Dei giudizi profetici di Soseki ne manca uno, non avendo immaginato che un giorno il Giappone sarebbe stato in grado di stare spalla a spalla finanziariamente con le grandi potenze europee. Questo è avvenuto, senza l'effetto benefico che Soseki immaginava: un bilanciamento tra gli appetiti e la moralità non si è avverato, e il deficit spirituale è diventato più acuto….”

E ancora dallo stesso discorso, riguardo allo scritto di Kawabata Yasunari, in Japan, the Ambiguous, and myself (Aimaina Nihon no watashi, Letters to my nostalgic years). “…Kawabata Yasunari, primo scrittore giapponese premio Nobel per la letteratura, diede una lezione intitolata " Giappone, il bello, e me stesso" fu una lezione sia molto bella che vaga, nell'equivalente di Aimaina, una parola aperta a tante interpretazioni. Il genere di vaghezza che Kawabata adotta è implicata nel titolo della lezione, con l'uso della particella "no" (=di) collegante la parola "me stesso" con la parola "il bel Giappone". Un modo di leggerlo è "io come parte del bel Giappone" indicando la relazione del nome seguente rispetto al nome precedente, come una relazione di possesso o di attaccamento. Ma può essere anche interpretata come "il bel Giappone ed io", la preposizione in questo caso collegando i 2 nomi in apposizione, che è come appare il titolo nella traduzione del Prof. E. Seidensticker, eminente studioso di letteratura giapponese. Grazie a quel titolo Kawabata parlò di quell'unico tipo di misticismo presente nel pensiero giapponese e nella filosofia orientale, nel buddismo zen. Pur come scrittore del XIX secolo, Kawabata identificava la sua mentalità con quella affermatasi nei poemi scritti dai monaci Zen. Molti di quei poemi trattano dell'impossibilità linguistica di dire la verità. Le parole sono confinate entro schemi chiusi... invece, per rispondere ai poemi zen ci si deve abbandonare ed entrare intenzionalmente dentro le chiuse pareti di quelle parole. Perchè Kawabata decise di leggere quei poemi esoterici zen prima della audizione a Stoccolma? Io guardo con nostalgia a quel coraggio diretto che egli perseguì alla fine della carriera e che gli permise di fare una confessione di fede. Kawabata fu un pellegrino artistico e produsse molti capolavori. Alla fine dei suoi pellegrinaggi, attraverso i discorsi sulla fascinazione della poesia riuscì a sorprendere e rendere vano ogni tentativo di comprenderlo a pieno, e gli permise di parlare del "Giappone, il bello, e me stesso", cioè, sul mondo della sua vita e sulla letteratura che aveva creato. Degna di nota è la conclusione della sua lezione: "le mie opere sono state descritte come opere di vuoto, ma non bisogna scambiare questo vuoto con il nichilismo occidentale. La fondazione spirituale è alquanto differente. Dogen intitolò la sua poesia sulle stagioni " realtà innata", e per quanto egli decantò la bellezza delle stagioni, egli fu sempre profondamente immerso nello zen". Qui io trovo una autoasserzione forte e diretta. Non solo Kawabata identifica se stesso come appartenente nell’essenza alla tradizione della filosofia zen, e alla sensibilità estetica che pervade la letteratura orientale, ma volle distinguere la vuotezza delle sue opere dal nichilismo occidentale. Con ciò, egli indirizzò il messaggio alle generazioni future dell'umanità, in cui Nobel pose la sua speranza e fede…”.

Oe è un autore impegnato e morale, con uno stile dostojevskiano. Nel racconto "Il grido silenzioso" (titolo originale: "La partita di calcio del primo anno dell'era Man'en) propone uno dei temi dominanti del suo mondo simbolico (avendo un figlio autistico che si è espresso e relazionato attraverso la musica, descritto nel libro “A healing family”): la presenza di un bimbo anormale, che qui viene assunta come una realtà periferica anche se di importanza vitale per la struttura del racconto. La minaccia rappresentata dall’esistenza del bambino, il rimorso per averlo rifiutato e rinchiuso in un istituto per ritardati mentali, sono infatti presenti lungo tutto l'arco della vicenda. Oe fa uso di aperti riferimenti alla realtà del Giappone contemporaneo (le dimostrazioni degli studenti contro la ratifica del trattato giapponese-americano, nel 1960; il problema delle minoranze coreane in Giappone). Ad essi si affiancano elementi vistosamente drammatici, come la nascita del bimbo deforme, l'incesto, la violenza sessuale, la rivolta del villaggio e ancora miti e leggende, folclore e magia, inseriti in una cornice ideale come quella dell’isola di Okinawa. Qui i due fratelli Nedokoro vanno alla ricerca della propria identità e delle radici della famiglia, ma soprattutto tentano di ritrovare le tracce di una rivolta, guidata nel 1860 (primo anno dell'era Man'en) da un antenato, con il quale idealmente Takashi si identifica. Ancora una citazione dalla sua lectio magistralis del 1994: “Io rimasi a Tokyo dopo la laurea, e, come Takashi protagonista di un racconto, sono stato coinvolto nel movimento del 1960 contro il trattato di sicurezza USA-Giappone. Per me, questa esperienza non mi portò solo indietro ai ricordi del villaggio, ma a conoscere di più Okinawa, una prefettura sotto occupazione. L'indipendenza culturale di questa isola piantò in me un seme che è cresciuto in una nuova prospettiva sulla cultura giapponese nel suo insieme. Al di là di quanto giapponesizzata possa sembrare, Okinawa mantiene la sua identità non-Yamato. E, a differenza della cultura giapponese del Kanto, centrata sull'imperatore, rimane benedetta da una ricchezza e diversità peculiare alle culture periferiche. La sua gente possiede una apertura al mondo che deriva dal conoscere il significato dei valori relativi. Quando ho scritto Il grido silenzioso, con questa ricchezza di comprensione, non ho fatto altro che identificare gli elementi nelle leggende del mio villaggio che contengono elementi in leggende simili delle Corea e altre nazioni dell'Asia. In un certo senso, la novella diventa quello che Michail Bakhtin chiama "un sistema di immagini del realismo grottesco". Infatti fu la teoria di Bakhtin che mi permise di fare queste connessioni culturali. Nel processo del fare, fui capace di riscoprire e rappresentare aspetti di Okinawa che sono contenuti nel profondo entro altre culture periferiche del Giappone. Il soprannome o nome del clan dei fratelli nella novella è Nedokoro, che significa "il luogo delle proprie radici". Ho preso il nome dalla parola Okinawa Nendukuruu, ossia "una casa che protegge le radici degli spiriti dei membri del proprio clan". La parola mi attrasse perchè, come uno che aveva lasciato il paese natio per Tokyo, e i cui occhi son ostati aperti dalo studio della cultura europea, io ho riscoperto- grazie al mio incontro con Okinawa- la mia propria casa foresta, il terreno fertile in cui la mia scrittura si è sviluppata. Ora, mentre mi avvicino ai 60 anni e guardo indietro alla mia carriera, realizzo che ogni cosa che ho scritto è stata, in una maniera o nell'altra, una estrapolazione di queste due novelle che ho discusso.”.

In Women listening to the Rain tree 1982 (Ame no ki o kiku onnatachi) Oe riprende il tema della redenzione e salvazione. La trilogia “Burning Green Tree” e Gli anni della nostalgia (Natsukashii toshi e no tegami, Letter to my nostalgic years) altro libro sulla redenzione e salvazione, sono interconnessi in modo riuscito, avvincente e coerente, senza segni di stanchezza nel lettore dovute alle molte ripetizioni. In entrambi i libri c’è lo stesso protagonista, fratello Gi. L’'io-narrante' del romanzo torna al villaggio natio: in Gi, suo fratello oltre che suo maestro e alter ego, reduce da dieci anni di carcere, troverà una guida che lo ricondurrà alle sue radici e alla verità profonda della natura umana. E' un viaggio, reale e simbolico, in una foresta che comprende l'antico e il moderno, l'Oriente e l'Occidente, che utilizza tra le sue chiavi anche la Commedia dantesca. E alla fine il protagonista scoprirà che gli anni indimenticabili, gli “anni della nostalgia”, rappresentano nell'intreccio di passato, presente e futuro un luogo di rinascita.


Murakami Haruki


si laurea all'università Waseda di Tokyo nel 1975 con una tesi sull'idea del viaggio nel cinema americano. Nel 1974, apre un bar/coffee shop  "Peter cat". Murakami qui preparava drink, metteva musica, leggeva libri e ascoltava le persone, interessandosi alle sue due passioni: musica e letteratura, concentrandosi però prevalentemente sulla prima, sentendo lui per primo di non avere ancora l'esperienza necessaria per scrivere un libro.

Nell'aprile del 1974 scopre la sua vocazione letteraria, e inizia la redazione del suo primo romanzo, Ascolta la canzone del vento (Kaze no uta o kike), pubblicato poi nel 1979. Grazie ad esso vince il premio Gunzo come migliore esordiente. L'anno seguente dà alle stampe Il flipper del 1973 (1973-nen no pinburu), mentre risale al 1982 la pubblicazione di Sotto il segno della pecora (Hitsuji o meguru Boken), che gli vale il premio Noma per scrittori emergenti. I tre libri vengono solitamente riuniti sotto il nome de "La trilogia del Ratto” poichè uno dei personaggi principali si chiama appunto "il Ratto". Il Ratto è amico del protagonista, Boku (che in giapponese è pronome di prima persona, io) altro protagonista è la grande pecora (GP), lo spirito che entra nelle persone per usarle per scopi imprevedibili ma pericolosi per l'umanità, un tema che verrà ripreso nell'Uccello avvitamondo... è la storia degli allevamenti di ovini a Hokkaido all'inizio del '900, uno hotel misterioso con delle stanze raggiungibili solo per caso, l'hotel Dolphin, e ragazze dal lobo d'orecchio ultrasensibile. In questo periodo Murakami costruisce storie concatenate in alcuni punti, che i  lettori vanno cercando e ritrovando da un libro all'altro.

Nel 1981 Murakami vende il jazz bar e inizia a vivere con la vendita dei suoi libri.

Nel 1985 vince il Premio Tanizaki con La fine del mondo e il paese delle meraviglie (Sekai no Owari to Hado-boirudo Wandurando,  dove hard-boiled sta per un genere letterario di fiction a tinte forti). E’ un libro scritto a capitoli alterni: l’alternanza di paragrafi tra le due storie è una novità nel panorama letterario, riscontrabile in pochi altri autori, come Pirsig autore di  Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, dove però si tratta di un io narrante alternato con considerazioni filosofiche. Un altro esperimento di scrittura d’avanguardia lo ha fatto Cortazar con Rayuela, in cui un capitolo è stato scritto a righe alternate, e il  libro contiene numeri a inizio pagina per proporre al lettore una successione diversa dei capitoli.

Nella prima storia narra di un giovane traduttore di informazioni criptate, divenuto esperimento a sua insaputa di uno scienziato che gli ha provocato un corto circuito neurale (e che lo avvisa che in 24 ore il suo cervello entrerà in stand by). Nel secondo racconto si narra una favola, il protagonista viene chiuso in un castello isolato dal mondo esterno, una nicchia ecologica in cui sopravvivono gli unicorni, fino a che egli diventa soddisfatto del luogo e il ritorno alla sua vita normale non lo attrae più, e si separa dalla sua ombra (staccata e rinchiusa in prigione) che vuole  riportarlo indietro e a sé, alla loro unità. Non sono 2 racconti separati, infatti si riuniscono attraverso sensazioni di luoghi ed oggetti, come il cranio di unicorno che fa la comparsa in entrambe le storie. La sensazione è che la favola nel castello si svolga nella testa del protagonista, in quel letargo in cui l’informatico sta per cadere alla fine della storia, e che nel suo cervello prende forma e esistenza il castello con il fossato: il suo tentativo di scappare è l'unico filo che lo potrebbe riportare alla realtà. Lo shuffling o decriptaggio dei suoi pensieri in aree cortocircuitate del cervello è luogo dello sdoppiamento nei due personaggi, quello che si adatta alla vita nella fortezza (la sua mente bloccata) e l'alter ego, l’ombra che vuole riportarlo alla sua vita reale.

In questo libro Murakami mette in atto alcune delle lezioni di scrittura apprese dai suoi autori preferiti. Un’attenta costruzione dello svolgimento narrativo rende Murakami fine conoscitore dello stile che Kundera descrive in L’arte del romanzo, ossia la scrittura è come una partitura musicale, in cui a descrizioni che si dilungano per diverse pagine in particolari quotidiano (largo, andante, ouverture) fa seguito un capovolgimento e rapido cambiamento di  ritmo (allegro, forte, ecc..).

Murakami è il traduttore in giapponese delle opere di Raymond Carver, che considera uno dei suoi mentori letterari. Dice infatti “Raymond Carver è stato senza dubbio l'insegnante più prezioso che abbia mai avuto e anche il mio migliore amico letterario”. Mentre in Carver il minimalismo delle storie si svolge nel quotidiano, in Murakami la presenza del fantastico, del possibile, e del soprannaturale intrinseco della cultura popolare giapponese permette ai suo i racconti una dimensione magica e il sovrapporsi e coesistere di una seconda realtà spazio-temporale  con la realtà vissuta descritta. Nelle prime dieci pagine del libro viene descritto il salire in un ascensore, con dovizia di particolari sulla lentezza, stranezza del posto, dell’oggetto, e di cosa si pensa per ingannare il tempo come il contare le monetine nelle tasche. Anche qui, come in Pirsig, il concetto di qualità viene approfondito nei particolari, come una discesa ad interioram terrae, cercando di capire cosa lo colpisce in quel luogo o quella situazione, le fattezze delle pareti, il senso di non muoversi, l’assenza di suono.  L’uso frequente di minuti particolari di brani musicali, elenchi di cibo, birre bevute, luoghi (metropolitana) e piccoli negozi  del vicinato rende l’ambiente quanto più universale e vicino alla vita del lettore medio.

In Murakami  viene sfatato il senso comune del vivere sociale, quel mostrarsi con una facciata di circostanza (tatemae) costruita artificialmente ma vuota, come le chiese barocche  che sul retro sono comuni cubi di pietra.  Tutti i suoi protagonisti sono normali, non aspirano a scalare la società, hanno rapporti facili ed umani con gli esseri umani, spesso sono degli outcast rispetto ai salarymen, fanno lavori saltuari o precari, insomma sono vivi. Un altro modo con cui Murakami resta vicino al lettore giapponese è la presenza di personaggi e riferimenti religiosi, filosofici e tradizionali (Hijiki e Bikuni, santi uomini e donne veggenti). Spesso luoghi e persone hanno poteri particolari, magici. Quegli INKlings che descrive come essere simili a pipistrelli (acronimo di tre parole parole inglesi, che potremmo tradurre come Inguardabili Nefandezze Caotiche) vengono descritti come simili ai Kappa, esseri magici che vivono nelle acque, presenti anche nella cultura germanico slava e chiamati Vodnik, con gli arti palmati. I Kappa sono quasi reali, presenze pericolose ma sfidabili, infatti si possono catturare con dei cetrioli e facendo loro cadere l’acqua che portano in una fossetta sulla testa. Anche nella lingua popolare si fa uso di termini contenenti riferimenti ai kappa. Un modo dire per cose che capitano spesso è: facile come un peto di kappa. I libri di Murakami sono amati dai lettori giovani, perché il mondo reale viene descritto senza reticenze, anche nei pensieri più censurabili, come i gusti sessuali. Murakami dà una rappresentazione della caccia di rapporti sessuali occasionali, descrivendo il one-night-stand dei maschi nei bar i sabato sera (Nanpa). Altro elemento della vita reale è il continuo perdersi tra personaggi, ragazze straordinarie che entrano nella vita del protagonista come meteore, di cui poi viene rimarcata la loro assenza, come succede nella vita normale, in cui ci si perde di vista per tanti motivi non ultimi quelli misteriosi.

Dall'ottobre 1986 viaggia tra la Grecia e l'Italia, in particolare, in Sicilia e a Roma, dove scrive nel 1987 Tokyo blues, (Norwegian wood - Noruwei no mori: il titolo si riferisca alla canzone dei Beatles) - che si rivela fin da subito un autentico caso letterario, vendendo 2 milioni di copie in un anno - e tra il 1987 e il 1988, Dansu dansu dansu (Dance dance dance), pubblicato nel 1988.
Nel 1991 si trasferisce negli Stati Uniti dove diviene prima ricercatore associato nell'Università di Princeton, e l'anno successivo professore associato nella stessa università.
Nel 1992 esce A sud del confine ad ovest del sole. Nel luglio del 1993 si trasferisce a Santa Ana (California) per insegnare all'università William Howard Taft. Nel 1994 e nel 1995 vengono pubblicati i tre volumi di Nejimakidori kuronikuru, Cronache dell'uccello avvitamondo (L'uccello che girava le viti del mondo), che gli valgono nel 1996 il prestigioso premio Yomiuri.
Nel 1999 esce Suputoniku no Koibito, in italiano La ragazza dello sputnik.
Nel 2001 si trasferisce di nuovo a Oiso, prefettura di Kanagawa, dove vive tuttora, praticando anche lo sport della maratona.
Nel 2006 riceve il Frank O'Connor International Short Story Award per la raccolta di racconti brevi Blind Willow, Sleeping Woman.

Ancora nel 2006 vince il World Fantasy Award con il romanzo Kafka sulla spiaggia. In questo romanzo viene descritta la crescita e maturità di un ragazzo, diventato fuggitivo per un sogno o incantesimo che lo rinchiude a realizzare un destino, e di pari passo viene descritto un mondo di assurda malvagità che si impersona in signori di impeccabile presentabilità. Sono presenti separate realtà e viaggi nel tempo, universi a più dimensioni, si aprono in punti definiti (porte) simbolizzati da posti magici (grotte, foreste) e da pietre sacre (a tratti leggere, a tratti pesantissime). in Giappone ne esistono veramente, in alcuni templi, cariche di valore, ritualità.  L’intrusione nella realtà vissuta di una realtà altra che imprigiona chi vi entra senza via di uscita ricorda l’episodio descritto in Picnic a Hanging Rock.

Sempre lo stesso anno gli viene conferito il Premio Franz Kafka, in passato già assegnato a autori come Philip Roth, Harold Pinter ed Elfriede Jelinek.
Il nuovo libro di Murakami Haruki si chiama 1Q84 Ichi-kyu-hachi-yon, che sta per 1984 nello stile SMS. Perchè 1984? Esiste un collegamento tra il titolo, che riprende un titolo di Orwell, e la setta Aum-shin-rin-kyo, che fece uso del gas sarin. Questo gas inibisce la trasmissione sinaptica neuromuscolare, e 1Q84 è il codice internazionale per l'enzima acetilcolinesterasi, bersaglio proprio del sarin. Si tratta di una saga che si dipana in 3 libri, quindi si tratta di una messa in prova del suo stile, in quanto i racconti precedenti si chiudevano compiutamente in un volume solo.  

Miyazawa Kenji

(1896–1933) figlio di un uomo d’affari  nel nord del Giappone (Iwate) scelse di vivere in povertà deliberata insieme agli agricoltori del suo paese, Hanamaki. Ha pubblicato favole e poesie  molto famose. Alcune sue opere e poesie sono molto moderne, e possono essere scambiate per filosofia panteistica. Il treno della galassia Ginga Tetsudo No Yoru - Night train to the stars (night on the Milkway railroad), è il suo racconto più famoso, in cui tenta di conciliare buddismo e cristianesimo. Fu affascinato dal cristianesimo e immaginò un dogma universale fusione tra Cristianesimo e Buddismo. Ha compreso la relazione tra il Buddismo esoterico e le dottrine ermetiche di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, che tentarono di conciliare Cristianesimo e Rinascimento con le scienze, alchimia, astrologia, e con l’esoterismo orientale.

Prende spunto da un treno che viaggia lungo la via lattea, creando uno straniamento spazio-temporale. Il libro, probabilmente scritto nel 1927, è un capolavoro di realismo trascendentale, una fiction fantastica per bambini che esprime in forma simbolica il credo religioso e personale di Miyazawa.  Si svolge nel periodo del Tanabata, la 7a  notte del 7o mese, celebrato nel calendario lunare come Obon, la festa delle anime morte. Questa festa celebra l’incontro celeste, una volta all’anno, tra la principessa Vega (costellazione della Lira) e Altair, il pastore  (nella costellazione dell’Aquila), ma solo negli anni in cui il cielo è limpido e non  coperto. E’ la storia dell’amicizia tra due ragazzi, il povero Giovanni (i nomi sono in italiano nel libro) che lavora per dar da mangiare alla madre, e di Campanella, figlio benestante che si cura di consolarlo.  In classe, nessuno dei due risponde la maestro ad una domanda sulla via Lattea. Zanelli lo prende in giro, ma Campanella lo difende. Stanco, Giovanni si rende conto di sedere su un treno insieme all’amico. Dopo diverse fermate, in cui viene suggerito che il treno porta le anime nell’aldilà, rimangono sul treno solo i 2 ragazzi che si promettono di continuare a viaggiare sul treno.  Giovanni si risveglia dal sogno, e scopre che Zanelli è caduto in acqua e Campanella per tirarlo fuori  è annegato. Il tema del libro è il significato della felicità. Nel film 2046 (di Won Kar Wai) viene ripreso il tema del viaggio in treno, nel 2046, che avviene lungo una sospesione temporale, nella realizzazione di una felicità che ci attendiamo ma che ci viene negata fino alla fine. Il racconto è alla base di 2 film di animazione, tra cui Galaxy Express 999.

Miyazawa Kenji ha scritto alcune fiabe dal contenuto originale,  non antropocentrico, che ricordano Esopo coi suoi animali in dialogo tra loro. Tra queste "Il dio terrestre e la volpe," "Il Generale Son Ba-yu," "Ozbel e l’ Elefante," "la danza del primo cervo," "Gli orsi di Nametoko," "Il gatto selvaggio e le ghiande," "Gorsch il Cellista," "Tokkobe Torako," "Uno Stelo di giglio," "Il Ristorante dei Molti Ordini," "Ll’uomo delle colline," "Il capo della polizia," "Il ragno, la limaccia, e il procione," "La cwperta rossa," "le dalie e la gru," "Le rane assetate," "il ratto irriconoscente," "Notte del Festival," "La pietra focaia," "Marcia nel chiaro di luna," "Il bosco di Kenju'" "Il pero selvatico," "Giù nella foresta" per la freschezza del racconto vengono paragonate a Mark Twain, Lewis Carroll e Dickens.

Sumii Sue


Nata nel 1902, morta nel 1997, sposata a Shigeru Inuta, fondatore del movimento Nomin Bungei kan, letteratura orientata ai contadini, mantenne il marito negli anni '30 scrivendo novelle per bambin. Sua questa frase: ogni cosa che ho dato a Inuta negli anni mi è stata restituita centuplicata". Il suo libro “Il fiume senza ponti”, è un bel racconto sulla vita e sulla emarginazione in un villaggio di Eta, i black, gli emarginati del Giappone fino agli anni '60, perchè addetti a lavori sporchi, conciatori, macellai, becchini.  Hashi no nai Kawa (The river with no bridge) è stato trasposto in un film che ha avuto grande successo di pubblico anche televisivo.

Tsushima Yuko


è un'autrice impegnata della generazione degli anni '70 del panorama letterario giapponese. Si è occupata di sesso dal un punto di vista femminile, come in Hi no kawa no otori de (On the banks of the river of fire), in Figlio della fortuna ed in The shooting Gallery.
Women running in the mountains è nella mia lista dei desideri, il tema trattato è quello delle donne dei boschi, che vivevano alla giornata al di fuori dei villaggi e dalla vita sociale, al di fuori delle convenzioni, una situazione realmente esistita nel passato. Questo tema della vita nei boschi fuori dal villaggio è stato inserito anche da Haruki Murakami nel libro "La fine del mondo e il paese delle meraviglie", è il bosco dove fuggirà l'ombra del protagonista.
Mi fa pensare al libro Donne che corrono coi lupi.

Mori Youko

nata nel 1940, morta a 56 anni, laureata all'Università di Tokyo in arti e musica, autrice di alcuni di libri di successo tra le donne giapponesi (questo è un must tra le giovani). Beddo no otogibanashi, Racconti della camera da letto, sono racconti brevi, che dipingono alcuni caratteri femminili e il modo di pensare. Office love, un appuntamento in albergo si smonta alla vista della biancheria stirata (dalla moglie) del capo ufficio. Onnagata, la donna allo specchio, richiama la figura maschile che recita ruoli femminili del teatro kabuki. Bloody Mary, un incontro allo scopo di matrimonio tra due (un frequentatore e una frequentatrice) entrambi (lui e lei) habitué a caccia di conquiste da bar ne rivela in un faccia a faccia chiarificatore le loro intenzioni di facciata. Credit card, la storia di una giovane moglie domata dalla suocera dietro minaccia di ritiro di una carta di credito, impedendole di fare shopping compulsivo. In un'altra storia una moglie in perenne ricerca di come occupare il tempo ceca amanti presso le casse dei supermercati. Similmente, una moglie che ha ormai tutto, una bella villetta con giardino, decide che la sua vita sarà più piena con l’acquisto di un cane. Mori Youko dà una rappresentazione della caccia di rapporti occasionali da parte delle ragazze descrivendo il one-night-stand femminile (hyakunan).

E’ la scrittrice più amata dalle giovani giapponesi, che si riconoscono nei personaggi per le difficoltà poste dal ruolo femminile e di moglie nella società. Nei suoi racconti viene descritta la vita segreta e i desideri più riposti ma anche più comuni della donna all’interno di una società regolata dalla prevalenza maschile e dal conformismo sociale.

di Palmiro Poltronieri

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