Italiani, popolo di allenatori? - di Giuditta Mosca

Ogni anno in Italia vengono dati alle stampe circa 59mila titoli, per un totale di 250milioni di copie. Il dato, preso singolarmente, non dice molto. Secondo l’Istat (www.istat.it) e l’Associazione italiana degli editori (www.aie.it) siamo il fanalino di coda in Europa. Germania, Spagna e Francia ci precedono, soprattutto per quanto riguarda la ratio “titolo per abitante”: 1,58 nella Penisola Iberica, 1,15 in Germania e 1,11 in Francia contro il “misero” 1,02 italiano. Queste cifre vanno ulteriormente contestualizzate. Il 63 % circa dei titoli sono novità, il restante 36 % ristampe. Un libro su tre è comunque destinato ad una ripubblicazione. Non male. Inoltre va detto che nel 1980 i titoli pubblicati sono stati 17.800, di cui 9.700 (quasi il 55 %) novità. Se ne evince che la totalità dei libri pubblicati in quell’anno sono meno dei titoli ristampati nel 2006. Un recente sondaggio (datato 2008) indica che il 44 % degli italiani legge almeno un libro all’anno. Percentuale scoraggiante. Lo scoramento si fa meno vivido se si osserva il dato degli italiani che leggono almeno un libro al mese: 13 %. Potrebbe essere più alto, certo, ma come numero di habitué, non è proprio da buttare via. Anche perché “almeno un libro al mese” può significare diverse cose.

Fatturato e titoli stampati

L’industria italiana del libro non è malata come si dice. Il fatturato annuo si attesta attorno ai 3,5miliardi di Euro, il dato estremamente interessante è che le vendite di libri per ragazzi (dagli 0 ai 14 anni) ha fatto registrare un balzo verso l’alto del 9,1 %. C’è da chiedersi chi abbia educato alla lettura i giovanissimi, se non i genitori o i parenti stretti che, in ogni caso secondo la nomea, dovrebbero essere pessimi lettori. E qui, il luogo comune che vede gli italiani poco affezionati alla lettura, comincia a scricchiolare. Diventa ancora più improbabile se si considera che le librerie, quelle singole e le catene, aumentano di numero e che gli acquisti online volano (+ 26,7 % nel 2008). Per fatturato e numeri di titoli l’Italia è 7a al mondo. E, con questo dato, si da’ il colpo finale alla teoria secondo cui gli italiani sono pessimi lettori.

Case editrici

Le case editrici attive in Italia, tra piccole e grosse, sono ben 2'600. Sul web proliferano le “case editrici fai-da-te” che permettono a scrittori di ogni sorta di pubblicare a costi relativamente bassi le proprie opere. Ed è boom. Quasi impossibile censirle, tenendo conto del fatto che la Rete non è legata al concetto di territorialità e un italiano può usufruire dei servizi offerti da un “self-editor” americano e viceversa. Dato interessante: proliferano gli scrittori (e non solo in Italia). La domanda è legittima… tanti scrittori e pochi lettori? Sembra essere una negazione in termini.

Troppi libri, pochi lettori?

Questa affermazione invece sembra essere più adatta. Pochi lettori se rapportati alla quantità di titoli proposti, laddove svettano però i Dan Brown, i Tom Clancy e i John Grisham. C’è poco spazio, e ce n’è sempre meno, per gli scrittori di casa nostra e gli emergenti, soprattutto a causa dell’impossibilità di fronteggiare il battage pubblicitario che le grandi case editrici si possono permettere, per annunciare in pompa magna l’imminente uscita del nuovo libro di tale o talaltro scrittore di punta.

Libero libro in libero mercato

Non è vero che gli italiani leggono poco. Potrebbero leggere di più, ovviamente, ma qualsiasi cosa è perfettibile, e non si esime da questa semplice e banale regola neppure il lettore più incallito. Gli italiani, caso mai, non sono aiutati nella scelta. Le case editrici cercano di soddisfare la maggiore domanda possibile pubblicando un numero enorme di libri, spingendo però solo i potenziali best-seller per farli diventare tali, creando così un disorientamento nei lettori che, in buona parte, si concentrano solo sui libri vivamente raccomandati dalla pubblicità mentre potrebbero tranquillamente concedersi qualche lettura in più, se solo entrassero in una libreria e si lasciassero sorprendere. I prezzi di copertina, va anche detto, potrebbero essere più ponderati. Anche in questo caso l’utente finale, cioè il lettore, paga con i propri soldi l’imponente dispiego di mezzi pubblicitari usati dalle case editrici.

Scrittore che vende è uguale a scrittore migliore?

Vige la dicotomia secondo la quale, se uno scrittore vende molto, deve per forza di cose essere bravo. Ragioniamo un attimo insieme: se ciò fosse vero dovremmo dedurre che penne internazionali come Dan Brown e Paulo Coelho sono tra i migliori scrittori in assoluto. Restringendo il campo alla sola Italia il dato sarebbe sconcertante. Al di là degli inossidabili Camilleri ed Eco, dovremmo trarre la conclusione che Fabio Volo e Giorgio Faletti sono tra gli scrittori migliori di casa nostra. Non tocca a noi dirlo. Ma se fossero soltanto quelli che, grazie al marketing, vendono di più?

di Giuditta Mosca

Commenti alle recensioni

MyYabooks

Ultime dai Gruppi

Ultime recensioni

Elizabeth non si smentisce mai
Di Signorini

Leggi la recensione

Perchè no!
Di Signorini

Leggi la recensione

Il giardino segreto
Di Areta Fiume

Leggi la recensione

I fiori che imparano a volare...diventano farfalle.
Di Areta Fiume

Leggi la recensione

.......
Di martina

Leggi la recensione

Realizzato da

Sergio Di Mare