Luca Signorini
Invece il calvario era appena all'inizio: le grosse Case Editrici non rispondevano o lo facevano con la solita mail informale di rifiuto; le medie e piccole invece mi comunicavano che il lavoro era buono ma, essendo uno sconosciuto, il rischio economico dovevo prenderlo sulle mie spalle, ovvero comperare svariate copie e versare qualche migliaio di euro per le spese.
Non mi tornava! Come?! Io ho scritto, io ho regalato le mie emozioni, ho sacrificato ore di sonno e devo anche pagare? Ma se il romanzo è buono perché? Ditemi che non vi piace, ditemi di continuare a fare il geometra, ma non ditemi che è bello però devo pagare per pubblicarlo! Decisi comunque di non farmi abbattere e ho continuato e continuato a provarci, perché ci credevo e perché non poteva esser possibile che non ci fosse qualcuno a scommettere su di me, visto che il romanzo era in grado di regalare qualcosa a chi lo leggeva. Non ho mollato e dopo una lunga ricerca la fortuna mi ha aiutato. Ho incontrato così un Editore che ha creduto in me, ha rischiato, l’editore sardo “La Riflessione”, che è convinto ancora che la letteratura non sia esclusivamente un prodotto commerciale, ma che sia tanto, tanto di più; che crede che anche da uno sconosciuto può arrivare una buona opera. E con lui ho pubblicato “Percorsi”, il mio primo romanzo, con lui ho lottato, fatto presentazioni, sofferto per telefono ogni volta che c'erano i riscontri delle vendite ed alla fine, da autore esordiente, sono riuscito a vendere oltre mille copie. Con lui ho pubblicato il mio secondo romanzo, “Rebus di giada”, vendendo quasi millecinquecento copie. Con lui ho capito che anche uno sconosciuto può realizzare il proprio sogno di pubblicare e regalare emozioni ai propri lettori.
Io sono stato fortunato, determinato certo, ma soprattutto fortunato, e non ritengo giusto che la fortuna conti più del talento in questo settore. Quanti talenti rimangono sconosciuti perché non sono amici di editori influenti o non hanno la capacità economica di sovvenzionarsi? Non tutti gli autori riescono a trovare una Casa editrice come quella che ho trovato io, e i loro testi restano a prendere polvere nell’attesa di essere pubblicati, come tesori bellissimi ancora da scoprire.
Questo sistema non mi piace, perché troppo spesso non premia il merito. Ecco perché ho aderito a Yabooks, perché vorrei che a giudicare le mie opere siano proprio i lettori e non una logica di mercato fatta di revenue e marketing. Non tutti gli autori hanno la mia fortuna con gli editori, ma tutti dovrebbero avere il diritto di essere valutati davvero per il loro valore letterario.
di Luca Signorini





