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Leggere in tempi di crisi: alcune soluzioni creative.

Lettori


Tempi di crisi economica, si risparmia dove si può.
In genere la prima ad essere espunta dalla lista è la Cultura; l’attuale Governo coi vertiginosi tagli all’Istruzione ne è un esempio calzante. La malsana scuola di pensiero è sempre la stessa: la Cultura non è necessaria, non si mangia né si beve, pertanto se ne può fare a meno. I libri, massimi rappresentanti di questa sempre più bistrattata Cultura, negli ultimi tre anni sono praticamente raddoppiati di prezzo, cosa che sicuramente non aiuta. Se ne parla poco, perché si sa, in Italia si legge poco, ma ormai un libro costa quasi quanto un cd. Solo che si ascolta più musica di quanto si legga e tutti sanno che i cd sono cari, ma ci si attrezza facilmente: si scaricano gli Mp3 dai siti di file sharing e il problema non sussiste. Volendo essere pignoli, dagli stessi siti si possono scaricare anche e-book, è legale e nessuno lo vieta. Ci sono altri siti che gli e-book li regalano, come ad esempio www.ebookgratis.it e per chi si sentisse un po’ in colpa a non pagare un libro, può sempre acquistarlo su e-bay o su Amazon, il prezzo si aggira di solito intorno all’euro. I più tecnologizzati lo potranno leggere su appositi e-book readers ma anche sul cellulare o sul lettore Mp3. Il fatto è che dopo la prima ventina di pagine lette sul video, gli occhi manifestano un’allarmante tendenza ad incrociarsi, quindi sarebbe meglio stamparli. Il libro è pur sempre carta stampata, decontestualizzarlo, renderlo virtuale gli fa inevitabilmente perdere credibilità. Certo, non sarà come quello originale, ma sempre meglio che causarsi danni alla vista. L’e-book infatti non è un libro vero, è un surrogato, a cui spesso si ricorre proprio perché i libri “tradizionali” hanno un loro prezzo, non sempre in accordo col portafogli.

Fatta questa premessa la domanda che sorge è la seguente: come può un lettore mediamente accanito, di quelli che per tradizione almeno un libro a settimana - per libro intendo il libro come esce dalla tipografia - lo leggono, riuscire non solo a portare avanti questo nobile esercizio dell’ingegno e dell’anima ma, addirittura, riuscire a diventare legittimo proprietario di libri, magari non stampati in pessima definizione dal web? Rispondendo alla prima questione, per continuare a leggere è sufficiente recarsi nella più vicina biblioteca e fare la tessera se non si è già iscritti. Dopodiché si potranno leggere quanti più libri si desideri, da riconsegnare al massimo entro un mese. Qualcuno magari i libri della biblioteca se li fotocopia, ma questo non è legale anche se una copisteria che lo fa la trovi sempre e il discorso, oltre al reato, è sempre quello dell’e- book: non è l’originale. Un’altra soluzione, più dinamica e interattiva della biblioteca, è quella del bookcrossing, anche noto come BC, libera libri, giralibri, Libri Liberi, Libri in Libertà.

Una iniziativa assai diffusa a livello mondiale che consiste nel lasciare i libri in un luogo a nostro piacere, affinché altre persone li trovino e li leggano. L’unica regola da seguire è la registrazione dei libri, così da poterne tracciare il percorso. Se ne occupano i siti www.bookcrossing.com e per l’Italia www.bookcrossing-italy.com. Periodicamente si svolgono incontri a livello locale tra bookcrosser che possono tenersi in contatto anche virtualmente tramite i siti già citati. In alcune città vengono organizzati dei punti d’incontro dei libri, dove lasciarli e prenderli, anche se di norma è il singolo lettore che decide a quale luogo affidare il libro. In realtà, quello del bookcrossing è un uso molto antico, che rimonta ai messaggi in bottiglia affidati alle acque, ma nel 2001 gli è stata data una veste nuova dai coniugi Ron e Kaori Hornbaker che si sono ispirati a sistemi di tracciamento on-line già in uso. Sia nella biblioteca che nel bookcrossing si tratta comunque di libri in prestito, che non campeggeranno mai sugli scaffali di casa nostra. Ormai anche gli interior designer e gli architetti sono concordi nell’affermare che i libri siano l’unico soprammobile di buon gusto, le uniche collezioni che non scadano mai, tranne forse, le gigantesche enciclopedie di vent’anni fa. Design a parte, un libro non è semplicemente un ornamento. E’ un’esperienza, che di solito ha il potere di arricchire chi ne fa uso, a prescindere dai gusti più o meno letterari. Però se sotto il titolo ci vuoi scrivere il tuo nome, se sei sofisticato ed hai un tuo personale ex-libris, se ci vuoi infilare un particolare segnalibro, se vuoi che i tuoi futuri o presenti nipoti lo ricevano in eredità, se, soprattutto, vuoi che il libro sia sempre reperibile perché inscindibile parte del tuo vissuto, il libro lo devi comperare.

E qui rispondo alla seconda questione. I libri sono frutto della creatività e come lettori possiamo essere creativi. Proprio perché è dalla penuria di mezzi che nascono le soluzioni più creative, vediamo come poter acquistare libri che di norma costano intorno ai 15 euro in un’infelice congiuntura economica quale quella attuale. La soluzione più originale, anche se non ancora molto diffusa da noi, è il Book Party. Il Book Party funziona così: vai ad una festa dove per entrare paghi dieci euro che ti danno diritto al libro e ad una o due consumazioni- i libri a dieci euro ormai non sono tanti-. Entri e trovi l’autore o gli autori del suddetto libro che come in qualsiasi presentazione tradizionale, leggeranno o faranno leggere dei brani, ma lo faranno a metà serata, dopo l’aperitivo. Oltre agli scriventi ci possono essere, ovviamente, anche altri graditi ospiti. Poi, l’autografo. A seguire dj set o concertino live. In Italia la prima a proporre questo evento è stata la casa editrice romana Minimum Fax, registrando anche 500 presenze a serata. Il Book Party fa felici tutti: il lettore che prende il libro scontato e autografato, socializza e si diverte, l’editore e l’autore che vendono e guadagnano in visibilità. Sul sito www.minimumfax.com potete trovare materiale in proposito.

Altra possibile soluzione: i banchi dei libri usati. Ormai in ogni città se non c’è la bancarella, ci sono i mercati dell’usato che hanno sempre una sezione dedicata ai libri. Inoltre, periodicamente vengono anche organizzate fiere del settore. Forse qualcuno storcerà il naso, ma qui se si ha un po’ di pazienza si possono scovare veri e propri tesori a pochi euro. Tante persone si disfano dei propri libri, perché mandarli al macero? Il libro usato, con quella sua aria vissuta, a volte trasandata, col suo patrimonio di odori, pagine ingiallite, segnalibri dimenticati, ha una forza comunicativa che il libro nuovo, vergine, ha in misura minore. Quanti abbiano mai acquistato libri già appartenuti ad altri, lo sanno; perché è inevitabile non soffermarsi almeno qualche istante a fantasticare su chi ne sia stato il precedente proprietario. Per chi si fosse particolarmente appassionato ai libri vecchi e magari antichi, proprio in questi giorni potrà approfittare della mostra in corso a Milano fino a domenica 14, www.mostradellibroantico.it. Tornando ai libri nuovi, una soluzione spesso usata è quella di comprare libri a peso, di solito un chilo di libri costa dieci, dodici euro. Se ogni libro ha il suo prezzo, tornare a casa e dire al proprio marito/moglie/figlio/madre/padre e coinquilini in genere, che oggi anziché prendere due chili di patate analfabete ho preso due chili di libri molto acculturanti, non ha prezzo. La crisi non investe solo i lettori ma anche chi i libri li vende e si adopera con promozioni come questa, sempre graditissima insieme al tre per due. Basta guardarsi intorno per sapere quale libreria organizzi queste iniziative. Dopo feste, libri usati e scontati, qualche libro a buon mercato si sarà trovato. Allora, senza aspettare le feste comandate, perché non regalarlo? E’ questo lo spirito dell’iniziativa Leggere, leggere, leggere! che ha eletto il 26 marzo come giornata per regalare un libro ad uno sconosciuto. Il promotore è Alberto Schiariti, ventiduenne di Empoli che con il suo gruppo su Facebook ha raggiunto gli oltre 230 000 iscritti. Informazioni su www.albertoschiariti.net/penso. Perché se un libro è un esperienza, non c’è cosa migliore che condividerla.

di Sara Costanzi

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