Lidia Castellani: Mamma senza paracadute
Autori

di Luca Signorini
L. Credo che nella maggior parte dei casi la scrittura sia un destino al quale difficilmente si sfugge, almeno nel mio caso è stato così, fin dall’inizio c’è stato qualcosa dentro che non riuscivo bene a decifrare. Più avanti ho capito che potevo avvicinarmi all’idea che avevo di me stessa soltanto scrivendo, ancora oggi è così: soltanto scrivendo riesco a interpretare al meglio la vita.
Y. Leggi molto? Qual è il tuo autore preferito?
L. Amo molto leggere, ma tra un libro e una serata con gli amici di solito scelgo quest’ultima. Il mio primo amore sono stati i classici della letteratura europea, in particolar modo i grandi romanzi russi dell’800, come Tolstoj e Dostojevskij, ancora oggi insuperabili in quanto a ricchezza del linguaggio, introspezione e fantasia. Di solito assaggio molti autori, scegliendoli per mille motivi diversi, se poi ne scopro uno capace di entusiasmarmi allora comincio sistematicamente a leggere tutti i suoi libri, ma raramente arrivo fino all’ultimo. Qualche eccezione? L’opera di Marguerite Yourcenar, di Lalla Romano, Iris Murdoch e la mia ultima passione letteraria che è Magda Szabò. Per quanto riguarda le nuove uscite cerco di stare aggiornata, ma purtroppo nella maggior parte dei casi non lasciano il segno, non tanto per l’intreccio spesso saputamene avvincente quanto per la povertà del linguaggio, una malattia mortale che ormai ha colpito indistintamente tutti.
Y. Parliamo un po’ del tuo libro iniziando dal titolo "Mamma senza paracadute". E' più fortunata una donna che decide di diventare mamma avendo il tempo di indossare il paracadute o colei che è costretta a gettarsi nel vuoto?
L. A dispetto della nostra testarda convinzione di poter dominare gli eventi, spesso le cose importanti della vita succedono per caso senza alcun intervento da parte nostra, capita quindi che un figlio arrivi quando meno te lo aspetti, o che non arrivi affatto quando invece è tutto quello che vorresti. Di sicuro però l’arrivo di un figlio segna l’inizio di un viaggio che non sai dove ti porta. E’una specie di terremoto che non lascia in piedi niente di quella che era la vita di prima. Quando si ritrova seduta sulla seggiolina del consultorio, in attesa della risposta, Laura, la protagonista del romanzo, è una donna giovane con la testa e le giornate piene di cose da fare. Esce da lì col risultato del test in tasca come fosse il biglietto vincente di una lotteria alla quale non sapeva di aver partecipato. Le sembra un volo, solo che dopo aver spiccato il salto si accorge di non avere il paracadute. O per dirla con le sue parole: "Prima d’ora ho camminato anch’io nel mondo. Ho percorso molte strade, alcune mi hanno portata lontano. Ma questa è l’unica che porta dentro di me."
Y. Saltiamo la barricata. Il libro è dedicato anche agli uomini "che per non sbagliare movimento, continuano a stare fermi". Siamo davvero così inadeguati davanti alla prospettiva di diventare padri?
L. Assolutamente no. Infatti Carlo è perfettamente a suo agio nel ruolo di padre e oltretutto se la cava benissimo. "Fa tutto meglio di me" osserva la protagonista disorientata, che sente subito di non poter né voler assomigliare al modello stereotipato della mamma in attesa, tutta dolcezza e sorrisini stanchi. Il bisogno di scrivere questo romanzo nasce da qui, dal disagio di non riconoscersi nei modelli materni in circolazione nel nostro paese, a partire dalle Madonne nei quadri agli Uffizi per arrivare alle signore splendide sulle pagine patinate dei giornali. Tutto il romanzo può essere letto come la ricerca di un modo personale di vivere la maternità a dispetto dei modelli che ci vengono proposti. La cosa straordinaria è che quando l’ho scritto, pensavo fosse un bisogno soltanto mio, invece ho scoperto che siamo in tante.
Y. Quali consigli dare a coloro che vogliono pubblicare un libro e non riescono a sfondare la diffidenza verso gli esordienti?
L. L’ho detto all’inizio. Se la letteratura è un destino, allora bisogna insistere. Altrimenti meglio lasciar perdere, perché scrivere è una grande fatica spesso in cambio di niente. Fino a ieri l’unico consiglio sensato che si poteva dare a un esordiente era quello di non ricorrere a scorciatoie inutili come quella di pubblicare i propri libri a pagamento, ma ai tempi di internet questa regola non mi sembra più del tutto valida perchè fortunatamente se un libro piace in qualche modo riesce a trovare una sua strada, anche al di fuori dei circuiti tradizionali.
Y. So che anche tu sei iscritta a Yabooks, cosa ne pensi e quali consigli puoi darci?
L. Mi sono iscritta perché ho trovato tra voi lettori forti, gente appassionata di libri di qualità. Capace di rendere attraente la passione per la lettura. Tutti sappiamo di essere all’inizio di un cambiamento epocale e non solo nel modo di fruire della cultura, anche se ancora nessuno può prevedere dove ci porterà la rivoluzione tecnologica in atto. Addirittura si sente prefigurare la scomparsa dei libri così come li conosciamo. Mi auguro che ci sia un errore, non vorrei mai vivere in un mondo senza libri. E’ sempre l’amore per i libri che mi porta ad apprezzare il tentativo di Yabooks di uscire dal tracciato dei circuiti tradizionali di diffusione della cultura; tra queste nuove strade, alcune ci porteranno dritte al futuro, altre da nessuna parte. Un consiglio? Circondarsi di persone di un certo spessore culturale, e non solo manageriale.
Y. Hai in programma presentazioni del tuo libro a breve? Dove possiamo venire per incontrarti?
L. A Firenze, per l’8 marzo, nella sala grande delle Oblate ci sarà un evento veramente speciale, che una giornalista ha definito quasi storico perché segna il passaggio dalle pagine di un romanzo, appunto "Mamma senza paracadute", a quelle della rete, per uscire sia dal mondo fittizio della letteratura che da quello virtuale del web, per entrare insieme in quello reale. Giovani blogger provenienti da tutta Italia metteranno a confronto alcune tematiche centrali del libro con le corrispettive testimonianze delle loro pagine sulla rete. Tra di loro ci sarà Francesca Sanzio, blogger di Panzallaria e fondatrice del gruppo Donne pensanti e Silvia Nascetti, ideatrice delle Donne che si sono stese sui libri e non sui letti dei potenti...e uomini che le amano così. Dal paracadute alla rete abbiamo scoperto di avere moltissime affinità e se la società non ci rappresenta, come non rappresenta la protagonista del mio romanzo, vuol dire che è arrivato il momento di rappresentarci da sole. A proposito: visto che anche tu hai letto Mamma senza paracadute, perché non esci dal virtuale di Yabooks per unirti a noi, così abbiamo anche un punto di vista maschile? Guarda che è una proposta seria, oltretutto dopo la presentazione che comincia alle 18.30 ci sarà un brindisi nel chiostro delle Oblate.
Allora che fai, accetti?
www.lidiacastellani.com
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