Contingenze. 5 
di Piperitapitta pubblicato il 2012-07-23 17:37:49
Come fare a dire qual è il più bello o quali sono i più belli? Sarebbe come scegliere una perla della stessa collana, una pennellata dello stesso quadro, una stella dello stesso cielo; posso solo dire che «Il ponte galleggiante» e«Ortiche» avendoli riletti (sono stati pubblicati nella collana Racconti d'Autore de Il Sole 24 ore) li ho assimilati e respirati con un'intensità ancora maggiore, ma che anche gli altri, su tutti l'ultimo «The Bear Came Over the Mountain» che affronta con una tenerezza impossibile da raccontare un tema a me molto caro, quello della vecchiaia, della malattia e del distacco, hanno ciascuno una propria unicità, un riflesso impossibile da cogliere negli altri. Tutti insieme lasciano senza fiato, come il cielo stellato di una notte d'Agosto.
«The Bear Came Over the Mountain»«Queenie»«Quello che si ricorda»«Post and Beam»«Ortiche»«Conforto»«Mobili di famiglia»«Il ponte galleggiante»«Nemico, amico, amante%u2026»
Oppure no, ma non importa, davanti ai capolavori generalmente si tace ed ognuno pensa quello che vuole.Forse. Forse è proprio quello stesso insistere, quello stesso modo di scavare dentro a storie di quotidiana ordinarietà che invece celano tumulti difficili da contenere, quella particolarità, che mi era piaciuta molto anche in <i>Amy e Isabelle</i>, di raccontare il contrasto tra paesaggi tranquillizzanti ma stranianti, in cui tutti i sussulti difficilmente si condividono e ciascuno preferisce continuare a portarlo dentro di sé, la descrizione di terremoti interiori e disagi, ma anche passioni travolgenti, in cui ci si sente soli contro il mondo; forse è tutto questo che me la sta facendo tanto amare e sentire vicina, che l'ha fatta divenire una scoperta preziosa.C'è qualcosa in questi racconti, e forse non dipende solo dal fatto che l'autrice sia canadese e quindi le atmosfere si assomiglino, che mi ha fatto pensare a Elizabeth Strout e alle sue protagoniste, da <i>Olive Kitteridge</i> e <i>Amy e Isabelle</i>, ma anche all'Annie Proulx di <i>Avviso ai naviganti</i>: c'è qualcosa di apparentemente gelido nel loro modo di scrivere, una sistematicità che fa sentire indifesi, ma che all'improvviso irradia calore e diventa avvolgente, una capacità unica che permette a ciascuno di noi di ritrovare un particolare di se stesso in ogni racconto.Le sue sono donne imperfette, ma belle proprio per questo, donne che in questi nove racconti si confrontano, ciascuna con una sua propria grazia e inadeguatezza, con l'universo maschile, un universo fatto di nemici amici mariti spasimanti amanti, di vite che si sfiorano, si intrecciano, si separano. Le donne della Munro hanno ciascuna dentro di sé una parte del proprio essere sconosciuta a tutti, forse persino a se stesse, che amano contro tutti, che tradiscono contro tutti, che fuggono da tutti, che combattono contro tutti, che combattono contro se stesse, e lei, Alice Munro, le osserva senza indulgenza, mostrandole così come sono, nude davanti ai propri sentimenti, ma forti come querce, perché disposte a seguirli.Alice Munro ha il dono della chiarezza, della luminosità, la capacità di portare in superficie tutti quei pensieri e quelle incertezze che si agitano nell'animo femminile, di raccontare tutto quello che le donne non dicono, di accendere una luce nell'ombra e di guardarle dall'interno. Ecco, magari parto proprio da qui, da quel cono di luce che all'improvviso illumina esistenze normali, che ravviva quotidianità che camminano nella penombra su binari che corrono paralleli all'infinito, che devia anche solo per un momento il corso della vita, che modifica la rotta. E pensando a quel cono di luce, a quel quadro in cui le ombre hanno la stessa importanza di quei particolari che vengono illuminati, esaltati, posti in evidenza, non posso fare a meno di pensare a Caravaggio, che con un particolare è capace di illuminare una scena intera, anche se la maggior parte del quadro è immerso nell'ombra.
Qualche giorno fa un amico aNobiiano mi ha detto che non vedeva l'ora di leggere il mio commento a questi racconti di Alice Munro. Gli ho risposto: <i>Spero di riuscire a scriverne qualcosa, sono talmente belli che sono senza parole, come di fronte a un quadro. Ecco, magari parto proprio da qui.</i>

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