il buio e la luce
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il buio e la luce
Descrizione:
il mio primo romanzo e due temi importanti: le proprie origini e il coma vigile.
Creato:
Giovedì 11 Febbraio 2010
Creatore:

Bacheca

Roberto Cervone, 2010-11-23 01:26:04
Roberto Cervone
ripubblico l'intero racconto ad oggi.

Il vento freddo mi tagliava il volto. Attratto dal vuoto che si apriva innanzi ai miei piedi, chiusi gli occhi, cercando di ancorarmi a quella che era stata la mia vita, che solo pochi giorni addietro era stata la mia normale, monotona vita.
Con gli occhi chiusi, rivedo scorrere la mia vita, la mia famiglia, i miei affetti. Mi rivedo bambina, giocare nel cortile antistante casa mia con i miei amici, poi sono una fanciulla adolescente con i suoi problemi, i primi amori ed ora sono qui. Davanti ai miei piedi si apre il vuoto, fa freddo, c'è vento e penso, ricordo, indecisa sul da farsi.
Sento scorrere il tempo su di me come acqua che balla nel mare, sono giorni che non mi guardo allo specchio per non vedere il passare degli anni e mi rivolto come sabbia che vola, ti ho chiamato così forte che mi piange la gola. Ma ora basta, devo andare a dormire, mi incammino verso casa, mi accendo una sigaretta e allungo il passo, controllo che nella tasca destra ci sia ancora la lettera di Binice. Binice. Non la sento da tempo. Dopo tutte le parole che ci siamo dette a fiumi, quasi quotidianamente per anni, questa mancanza mi procura una fitta dolorosa, un vuoto pieno di malinconia, tanto che preferirei una rabbia feroce, fatta di insulti e imprecazioni, a questo silenzio assordante. E' con la mano appoggiata sull'involucro spiegazzato, che mi balena un'idea, un'ipotesi di soluzione al problema dal titolo "Fine di un'amicizia": e se le parole che puoi dire a una persona, quelle vere, quelle che fanno la differenza fossero un numero limitato, predefinito? Ci illudiamo di poter parlare in eterno e all'improvviso ci accorgiamo di avere esaurito le scorte, pluf! Pluf, pluf, pluf è un rumore sordo che mi martella lo stomaco, ma non voglio sprofondare. Arrivata a casa mi tolgo subito le scarpe ed il cappotto, i miei tre gatti mi corrono incontro reclamando amorevoli carezze, la tristezza svanisce, accendo il lettore cd e la musica dei The Cranberres mi avvolge come un abbraccio materno, ritmo ritmo, mi preparo un caffè e salgo al piano di sopra, entro in camera e guardo dalla finestra, il mare sembra essersi calmato, questo mi rassicura pensando al viaggio che dovrò affrontare, devo dare un'ultima controllata alla valigia, non vorrei avere dimenticato qualcosa.
Mi affaccio sulla valigia non ancora chiusa ed immediatamente il mio primo sguardo è attratto dalla mia gonna scozzese, quella a dominante blu con inserti verdi e righe nere, se non erro del clan del duca di Argyll. Mi ha sempre affascinato la Scozia e la sua storia. Immediatamente sotto si intravedono due pantaloni di velluto a costine, a lato la biancheria intima,e sotto, ma ben visibile, il mio maglione-vestito, quello bellissimo, lungo poco sopra al ginocchio, verde scuro, anch'esso con tessiture a coste, le maniche lunghe che coprono le mani, slabbrate, come tutto il resto, qualche buco qua e là... dodici anni insieme... dodici anni di storie, risate, lacrime di amore, dolori. Fedele come nessuno, discreto come nessuno.Scorgo lo spazzolino per i denti, le ciabatte, ed a seguire maglie e magliette varie,il cappello di lana e tre meravigliosi nuovi libri che mi faranno compagnia, che mi sosterranno in questo mia andare che ancora non ho capito se essere viaggio o fuga. Vorrei viaggiare per sempre. vorrei fuggire da tutto. Vorrei perdermi più di quanto non mi senta persa ora. Vorrei ritrovarmi. Chiudo la valigia. guardo il porto da dietro i vetri, guardo le sue navi. Un dolce senso di angoscia mi prende, la mia nave è là tra quelle ormeggiate, è là ad attendermi, pronta a cullarmi inebriandomi col profumo del mare. Abbraccio forte i miei tre gatti, li sbaciucchio. Loro mi guardano, sembrano aver capito che sto per lasciarli, mi guardano ma non reclamano, non mi rimproverano. Mi leccano le mani, la faccia, come per salutarmi. Caterina avrà cura di loro durante la mia assenza. Le affido la casa ed i gatti. Un'ultima occhiata generale, poi mi tiro la porta alle spalle e con tre mandate la serro sul mio presente appena passato, sul mio presente che spero non si trasferisca nel mio futuro.
Il buon umore è tornato, partire ha sempre fatto bene al mio spirito, sento che l'espressione del mio viso sta cambiando, questo nuovo lavoro o meglio il mio lavoro in un luogo nuovo mi carica di allegria e poco importa se per i primi tempi avrò qualche difficoltà con una lingua che non è la mia, ma basta essere intimorita, un po' di sana autostima non guasta. Il porto si avvicina e mi unisco all'altra gente che va nella mia stessa direzione, cerco di individuare la nave che mi porterà verso una avventura che fino a poco tempo fa non avrei mai immaginato di affrontare, prima di salire a bordo voglio passare dal bar a salutare chi mi ha coccolato in questi anni con ottime colazioni e chiacchiere a volte leggere e a volte surriscaldate come quella volta che........come quella volta che incrociai Sergio con la sua nuova ragazza. Quanto tempo abbiamo trascorso insieme io e Sergio; da bambini giocavamo insieme e trascorrevamo gran parte della giornata a casa mia. Crescendo la nostra amicizia è diventata sempre più solida e nonostante abbiamo preso strade diverse siamo sempre in contatto. Lui è una persona eccezionale ed io gli voglio bene così come lui vuol bene a me. Un pomeriggio di qualche anno fa in quel bar ho incontrato proprio lui il mio amico di sempre con la sua nuova ragazza, anche lei mia amica. Mi avvicino per salutarli ma noto subito che qualcosa non va. Lei è fredda e distante ed anche lui mi saluta appena. Io cerco di intavolare un discorso, ma lei si alza e dice di dover andare via. Rimango lì sola con i miei pensieri per qualche minuto, finché lei non torna indietro e rientra nel bar con una maschera di rabbia sul viso. Mi dice che ormai Sergio è fidanzato e che devo mettermi da parte, che devo rinunciare per sempre a lui.....Rimango senza parole, cerco i spiegare i miei sentimenti e di rassicurarla ma lei non vuol sentire ragioni e se ne va....
Ed ora come i tanti giorni che ho frequentato il bar, senza più incontrare Sergio, mi ritrovo a salutare quell’ambiente familiare che ha scaldato i miei momenti di solitudine, i miei amici del bancone. Tra qualche minuto la nave salperà. Ordino il mio consueto cappuccio aromatizzato alla cannella, bollente e con una schiuma densa e soda, Giova è bravissimo a preparalo, con amore e fierezza, sembra una cosa da nulla, ma non è facile gustare una bevanda fatta a regola d'arte, io poi sono un po' pignola, quanti bar ho frequentato e quante prove ho fatto, no, quello di Giova non lo batte nessuno. Mi porto la tazza alla bocca,chiudo gli occhi, non voglio distrazioni, e incomincio a sorseggiare cosciente, che almeno per il momento, si tratta del mio ultimo cappuccino nel mio bar. Lo sorseggio, è aromatizzato e come al solito è buonissimo. Sono immersa nei miei pensieri ed ecco che si avvicina Giova. Gli hanno detto che sto per partire e che starò via per molto tempo. Apro gli occhi e iniziamo a chiacchierare. Gli confermo la mia decisione a partire spiegandogli che ho bisogno di allontanarmi per un po’. Un viaggio mi farà di sicuro bene e poi chissà....forse un giorno ritornerò.....Mentre chiacchiero con lui dò un'occhiata all'orologio e “Oh mamma mia è tardissimo devo andare altrimenti perdo la nave”. Mi alzo, raccolgo le mie cose abbraccio Giova e mi dirigo velocemente verso il porto dove tutti si stanno per imbarcare.......tira vento, mi alzo il bavero del cappotto come a proteggermi la testa dai ricordi di quello che lascio che pare mi stiano rincorrendo. Non ho mai preso una nave prima....prendo il biglietto dalla tasca: molo 7, nome nave: SERENDIPITY. cammino contando: molo uno, molo due, c'è un sacco di gente. chi l'avrebbe mai detto ed io che pensavo di essere originale a viaggiare in nave. Molo tre, molo quattro, pare proprio come nel film del Titanic: saluti baci abbracci fazzoletti bianchi sventolanti; molo cinque, molo sei: speriamo che non sia come in Love Boat con le stelle filanti mentre l'ancora sale cigolando. Molo 7: alzo la testa, è immensa, scafo bianco sul quale imperano le lettere blu del nome. Pare mi fissi quel nome dall'alto a dire: e adesso cosa ti succederà? Salgo a bordo e cerco subito la mia cabina, sono così stanca che prendo dalla mia borsa lo stretto necessario per farmi una doccia, mi lascio avvolgere dal vapore caldo e dal profumo del bagnoschiuma, mi asciugo e mi metto comoda tiro le tendine, tappi nelle orecchie e mi lascio andare, le lenzuola mi coccolano e piano piano mi addormento, sogno. Vedo due bambini correre sulla spiaggia: riconosco la testa riccioluta di Sergio, lo chiamo ma sento solo il frusciare delle onde e i richiami acuti dei gabbiani. La mia voce non ha suono, anche i bambini scorrono silenziosi sullo schermo degli occhi. Nessuna voce, nessun rumore umano passa la barriera del tempo, solo la sciabordio continuo e regolare delle onde che si inseguono e si infrangono; l'ala bianca di un gabbiano mi sovrasta, sono indifesa dal pericolo imminente, cerco rifugio da quel grido acuto e penetrante che mi insegue. Mi sveglio. Fuori dall'oblò, al di la del vetro un gabbiano sta lisciandosi le penne, pigramente appollaiato sul parapetto del ponte prospiciente. In quel momento che si sente il fischio lungo della nave, stiamo per salpare. Contemporaneamente io ed il gabbiano abbandoniamo il nostro riposo...cervo di seguirne il volo...chissà dove andrà! Mi precipito sul ponte chiusa nel mio giaccone, bavero alzato, lampo ben chiusa, mani in tasca. Sento il vento schiaffeggiarmi dolcemente, risvegliandomi. Il profumo della salsedine mi riempie i polmoni. Respiro quell’aria con avidità, mentre il porto si fa piccolo, il mio bar diventa un francobollo e da lì a poco nessun suono terreno raggiunge più le mie orecchie... il silenzio, il vento, il profumo del mare, il calore del piumino...mi sento libera! Per un momento sento di essermi riappropriata di aver riaperto un canale di comunicazione con me stessa, un canale che da tempo era bloccato, nascosto dietro le tristezze che da qualche tempo erano diventate le mie compagnie. La Scozia mi attendeva, e con essa ...
 
Roberto Cervone, 2010-11-23 01:24:50
Roberto Cervone
Prendo il testimone

In quel momento che si sente il fischio lungo della nave, stiamo per salpare. Contemporaneamente io ed il gabbiano abbandoniamo il nostro riposo...cervo di seguirne il volo...chissà dove andrà! Mi precipito sul ponte chiusa nel mio giaccone, bavero alzato, lampo ben chiusa, mani in tasca. Sento il vento schiaffeggiarmi dolcemente, risvegliandomi. Il profumo della salsedine mi riempie i polmoni. Respiro quell’aria con avidità, mentre il porto si fa piccolo, il mio bar diventa un francobollo e da lì a poco nessun suono terreno raggiunge più le mie orecchie... il silenzio, il vento, il profumo del mare, il calore del piumino...mi sento libera! Per un momento sento di essermi riappropriata di aver riaperto un canale di comunicazione con me stessa, un canale che da tempo era bloccato, nascosto dietro le tristezze che da qualche tempo erano diventate le mie compagnie. La Scozia mi attendeva, e con essa ..
 
angela, 2010-02-15 22:02:01
angela
grassssie :-)
 
Clara, 2010-02-13 16:54:23
Clara
Ciao Angela trovo interessanti i due temi trattati nel tuo libro, soprattutto quello riguardante le proprie origini.
 
angela, 2010-02-11 15:06:48
angela
mi piacerebbe parlare con voi dei temi che ho affrontato nel mio romanzo: sapere anche se avete altri libri che trattano le stesse tematiche...
 

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Giovedì 11 Febbraio 2010 da angela
a tutti gli amici di Milano e dintorni... il 6 Marzo ci sarà la presentazione del romanzo alla libreria diffusione cultura di Sesto san Giovanni... inoltre giorno 25 febbraio alle ore 22.15 parte sul canale 830 di sky il lancio del mio libro a cura della casa editrice...

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