Quel che resta del giorno

Quel che resta del giorno

di Kazuo Ishiguro

Leggerlo è come accarezzare un velluto spesso, resistente e setoso. Una prosa ricca e musicale. Una narrazione che scorre quieta come il navigare sulla superficie di un lago, che viene increspato inaspettatamente da improvvisi soffi di vento. Il vento delle emozioni, che annegate sotto la superficie tornano a galla durante i temporali, a ricordare l'umanità dei personaggi.

La narrazione in prima persona disegna l'attesa dell'incontro finale, delineato fin dalle prime pagine e sviluppato lungo piani temporali diversi che conducono il lettore attraverso gli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale, in un intrecciarsi di "accadimenti cruciali per il nostro secolo" e vicende personali, solo all'apparenza meno rilevanti. In un microcosmo domestico in cui i potenti della Terra fanno irruzione, alterandone la rassicurante routine, anche la più miserabile delle azioni sembra assumere un'importanza vitale. Sul canovaccio della riflessione razionale del protagonista, che vorrebbe ricondurre ogni gesto alla giustezza dei Grandi e all'opportunità nei comportamenti, schizzi d'emozione interrompono la monocromia del pensiero logico, creando squilibri ineluttabili che impreziosiscono la miseria di una vita in cui ogni sorta di turbamento è tenuta a distanza di sicurezza.

Onore, etica, correttezza, educazione. Appartenenza. Stevens è un congelatore emotivo, naviga lungo la superficie delle cose, senza mai avventurarsi nelle sue profondità, per affrontare le quali è impreparato, come un subacqueo senza il boccaglio. Ha fatto della sua professionalità un credo; della devozione al ruolo un'abnegazione del sé; della razionalità una roccaforte in cui rifugiarsi dall'assedio dei sentimenti. Ma una roccaforte può essere una prigione dalla quale è difficile uscire in tempo per vivere una vita piena.

Tutta la storia ha un filo conduttore latente: il senso del tempo. Infinito quando è ancora da venire, breve come un sospiro quando è ormai passato. Inafferrabile, come il senso degli avvenimenti, di cui riusciamo ad avere coscienza solo a posteriori, guardandoli dalla distanza, quando è ormai tardi per poterli influenzare. E' come se Ishiguro tra le righe ci ricordasse che il nostro tempo è finito, che le occasioni vanno colte quando ci si presentano, senza rimandarle, perché se aspettiamo troppo può accadere che la possibilità di oggi divenga il rimpianto di domani.

Un libro meraviglioso.

Recensione di Giusy Teresano

Commenti (1)

Vero, libro meraviglioso, e meravigliosa recensione. Grazie Giusy, è stato come rileggerlo dopo tanto tempo!!!
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