Lara

Lara

di Lorena Pennese

Terzo indizio del gioco letterario "Il filo di Arianna"


Chiudo il libro. Devo chiamare Mara, ringraziarla per avermelo consigliato. Bello perdersi nei ricordi altrui, è come aprire finestre su una vita che non c’è più, su un mondo che non c’è più... Dal gomitolo attorcigliato dei miei ricordi, immagini suoni odori riaffiorano lentamente... Guardo fuori, oltre i vetri appannati: nevica. Da anni non vedevo nevicare, a Roma poi è un evento assoluto. È bella la neve... candida, pura, pulita, magica al punto da riuscire a coprire perfino l’odore pesante dell’aria di città. Affacciarmi, stamattina, e trovare il giardino coperto da una spessa coltre bianca che emergeva brillante dall’oscurità gelida e’ stato fantastico.. La bimba che sono stata e’ riemersa d’un colpo dal groviglio dei doppi nodi, vitaadulta e venadicinismo, routinequotidiana e frenesiamoderna, e mi sono scoperta ad osservare il giardino incantato con lo stupore estatico dell’infanzia... 

Il secondo pensiero è corso ai trasporti che sicuramente sarebbero andati in tilt rendendo la vita impossibile a mezza città, ma il primo è stato di assoluta spontanea meraviglia! “Niente come la neve ha il potere di farci tornare bambini” mi dico, guardando il fuoco scoppiettare nel caminetto. La neve, il fuoco, i ricordi.. tiro un filo che dalla matassa delle memorie spunta birichino, impossibile ignorarlo, sembra chiamarmi, mi sembra quasi sciolto... Vanno trattati con cura, i ricordi, con amore.. Pian piano lo libero, lasciando vagare la mente nei giardini del passato, quando la vita era facile e leggera... E’ un filo lungo, che mi riporta indietro nel tempo, verde  come i boschi delle mie montagne, e azzurro come solo il cielo sopra le alte vette sa essere... Un filo che mi riporta ad una Lara bambina.. ad un altro salotto, un altro caminetto pieno di ceppi infuocati…

Ho dieci anni, è il primo giorno dell’anno, e fuori nevica… La piccola casa è invasa dai profumi del pranzo che la mamma sta preparando di là, in cucina, dal rumore familiare delle sue mani che manovrano mestoli e coltelli, dal sibilo delle pentole che bollono.. chissà cosa avrà preparato di speciale, la mia mamma dalle mani d’oro! In salotto intanto, accoccolati accanto al caminetto, io e il mio papà prepariamo la colazione: spesse fette di pane abbrustolite sulla brace sono pronte a tuffarsi nel caffellatte fumante, mentre altro pane aspetta paziente il suo turno per finire sui carboni ardenti. Sullo spiedo sono ordinatamente infilzate delle grosse salsicce, lo sfrigolio del grasso che si scioglie è musica per le mie orecchie, il profumo che riempie il salotto stuzzica l’appetito. E’ talmente intenso e delizioso che arriva persino alle camere al piano di sopra, svegliando i miei fratelli, rientrati all’alba dopo la notte in discoteca...

La porta in cima alle scale si apre e mia sorella, diciottenne bellissima i corti capelli corvini che spiccano sul maglione bianco dal collo alto, scende lentamente i gradini accompagnata dalla voce di George Michael che canta “Last Christmas”,  seguita a ruota da nostro fratello. Mentre finisco la mia zuppa di latte, papa’ lascia cadere con perizia il prezioso succo delle salsicce sulle fette di pane, finendo poi di abbrustolirle sui ceppi, raccontandoci di quando lui era bambino e suo zio preparava la stessa colazione per lui... Poi sfila le salsicce dallo spiedo et voilà,  ecco pronte cinque ottime “panonte”, come si chiamano su da noi quei meravigliosi panini grondanti delizia! Non dimenticherò mai quella colazione, tutti seduti intorno al caminetto divorando golosamente pane e salsiccia, e la neve fuori, che cadeva copiosa..

Non dimenticherò mai gli splendidi inverni trascorsi sui campi innevati, mio fratello che correva nella neve alta fino al ginocchio trainando me, piccina, che ridevo a squarciagola seduta sullo slittino... Non ho mai imparato a sciare, ma era così divertente mettermi sugli sci di papà, tenendomi ben salda alle sue gambe, e scivolare dolcemente giù dai pendii… Non dimenticherò mai quant’era bello tornare giù in paese, al calar della sera, gli abiti inzuppati e le membra gelate, e veder brillare da lontano, nell’oscurità ghiacciata, l’alberello di Natale sul davanzale della finestra... Era un alberino minuscolo, perfino ai miei occhi di bambina, eppure la luce che spandeva, colorando di giallorossoverdeblu la neve intorno, era magica e potente al pari, per me, della Stella Cometa… Annunciava promesse di calore, di latte e cioccolato, era promessa di casa... Forse per questo ancora oggi, per me, “casa” e’ lì, al mio piccolo paese bello come un presepe…
 
Il tonfo secco di un ciocco che cade nel caminetto e il crepitio di mille jure mi riscuotono dai miei pensieri, riportandomi alla realtà dal mio viaggio a ritroso nei meandri della memoria. Guardo fuori: nevica ancora. Rimetto il filo al suo posto, cautamente, per paura che mi si disfi tra le dita. E’ bello perdersi nei propri ricordi, anche se fa male ripensare ad una vita che non c’e’ più, ad un mondo che non c’e’ più...

NOTA: Nel testo che hai appena letto ci sono degli indizi per riconoscere il libro misterioso. Se hai scoperto qual è o se vuoi commentare "l'indagine" insieme a noi, scrivi nel Gruppo Il filo di Arianna.

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