Petra

Petra

di Francesca Mancini

Primo indizio del gioco letterario "Il filo di Arianna"

Ciao…  che ci fai qui, tutto solo? Chiese Petra al libro dimenticato chissà da chi su una panchina lungo il viale della villa, e si sedette accanto a lui. L’aria in quel giorno di primavera profumava di mandorli in fiore. Il sole era tiepido e piacevole. Prese il libro con entrambe le mani e lo aprì su una pagina a caso. E’ un uomo come tanti altri in questa terra, in questo mondo. Un soffio di vento improvviso voltò la pagina. La pelle scoperta degli avambracci rabbrividì a quella carezza inaspettata. Guardò le braccia bianche e tonde e le sue mani di donna. Ripeté sottovoce le parole appena lette e ricordò. 

Bagheria. Fine anni ’70. Una calda mattina d’estate. La mano grande e ruvida dello zio stringe la sua, piccola e morbida. Una mano grande come il suo cuore e ruvida come la sua corazza. Lei lo guarda dal basso, ha otto anni, e lui sembra ancora più alto di quello che è. Il filo d’erba tra le labbra e il fazzoletto bianco annodato ai quattro angoli. Andiamo... E’ un uomo taciturno, che apre bocca solo per dire l’indispensabile. Petra si era sempre chiesta se quel filo d’erba fosse attaccato con la colla, perché lei non riusciva a parlare con un filo d’erba tra le labbra. Ci aveva provato tante volte e lui le diceva solo che non riusciva a tenerlo tra le labbra perché lei parlava troppo. Già. Parlava e parlava lei...

I due escono di casa così, mano nella mano, ed attraversano la strada consolare deserta. Petra è emozionata perché oggi lo zio la porta a conoscere il vitellino nato pochi giorni prima del suo arrivo in paese. Mano nella mano ed un secchio di latta nella mano libera di lui ed un filo d’erba dispettoso nella mano piccola di lei. Attraversano la strada correndo, ma per finta. Cioè, lo zio per finta, perché con solo due passi delle sue lunghe gambe l’avrebbe attraversata tutta la strada, e lei a saltelli piccoli. Il buio dietro la porta della stalla è nero nero. Petra non riesce a vedere subito chiaramente l’interno, ma l’odore acre e caldo del fieno, e non solo di quello, le invade le narici. Un passo avanti ed eccolo lì… piccolo per niente. Zio, ma è troppo grande questo vitellino, è più grande di me! Lo zio scoppia a ridere e il filo d’erba non cade neanche stavolta. Adesso è chiaro, ha capito tutto la piccola cittadina romana. Il filo d’erba è nato nella pancia dello zio e spunta dalla bocca, ecco perché non cade! Che schifo però… una pianta nella pancia… bleah!! Petra cede il suo filo d’erba al vitellino accanto a lei, sconsolata. Lo zio prende un piccolo sgabello di legno, ma invece di darlo a lei si siede lui. Le sue lunghe gambe si piegano troppo e assume una forma buffa. Sembri un ranocchio sghignazza la piccola. Lui la guarda e le fa cenno di passargli il secchio di latta. Petra afferra il contenitore con entrambe le braccia e si avvicina, ma non troppo, alla maestosa vacca. L’uomo inizia a spremere la poveretta che vuole frustarlo con la coda e, magia, inizia a sgorgare il latte. Zio, ma è latte quello! Lo zio annuisce. Ma poi lo mettiamo nella bottiglia di vetro e la mamma lo compra e io posso berlo, ché a me il latte piace freddo e anche caldo e con il cioccolato e… voglio farlo anche io! Lo zio la guarda serio. Voglio fare anche io il latte. L’uomo dal filo d’erba in bocca sorride sornione. Si alza e mette la piccola nipote seduta al suo posto. Lei allunga un dito e lo ritrae impaurita al muggito della signora vacca bianca e nera. Poi si fa coraggio e riprova. Afferra e tira, afferra e tira, ma niente. Niente latte. E’ finito. L’hai finito tutto tu il latte zio? L’uomo taciturno annuisce con un deciso movimento della testa. Andiamo… I due ripercorrono la strada a ritroso, mano nella mano ed entrano nella piccola assolata cucina. La bambina si accomoda su una vecchia sedia di legno azzurra, lo zio versa il latte in un pentolino e lo mette sulla fiamma rotonda. I due stanno in silenzio ad aspettare che si scaldi un po’. Lei dondola i piedini e lui apre la finestra.

Un soffio di vento improvviso le voltò la pagina. La pelle scoperta degli avambracci rabbrividì di nuovo. Petra abbassò gli occhi alla nuova pagina del libro. Qualcosa sarebbe stato, che non ha mai potuto essere.


NOTA: Nel testo che hai appena letto ci sono degli indizi per riconoscere il libro misterioso. Se hai scoperto qual è o se vuoi commentare "l'indagine" insieme a noi, scrivi nel Gruppo Il filo di Arianna.

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