Le maree delle donne
Patrizia Angelozzi.
Giornalista e scrittrice dell’anima.
Il secondo giorno di Febbraio è iniziato con terrificanti previsione meteorologiche, si aspetta la neve, anche se qui nella mia isola la neve è un evento eccezionale. Dubito che la mia spiaggia rocciosa si imbiancherà e che rimarremo muti e attoniti ad osservare lo spettacolo di ghiaccio Eppure, penso, non mi dispiacerebbe, ci vuole anche un tempo per la lentezza e per i ricordi.
Un’immagine lontanissima nella memoria, di un mare incorniciato di neve, mi solletica un sorriso. Oggi la mia isola sembra persa tra le nebbie dell’oceano, come le isole delle fiabe celtiche, sospese a pelo d’acqua. Ho un buon dolce al cioccolato ed un tè bollente tra le mani, una miscela di tè verde tunisino con pesche e mele disidratate. In fondo, penso, ho sempre un tè bollente tra le mani e una storia da raccontare, soprattutto in giornate così. La mia storia di oggi si chiama Pat.
Patrizia l’ho incontrata per caso, nel mare agitato del web, amica di un amico. Ci siamo incontrate leggendo.
La nostra è un’amicizia di lettere, di parole, di progetti ed interessi comuni. Di corrispondenza di amorosi sensi, avrebbe detto qualcuno. Patrizia abita un mare che conosco, quello da cui il sole sorge e non tramonta, una terra, l’Abruzzo, che amo perché ricca di impegno sociale e civile. Ha iniziato a scrivere da bambina, come tutti coloro che contraggono o nascono con questa “buffa malattia”, per cui scrivere resta una necessità di cui non si può fare a meno. Scriveva composizioni, embrioni di poesie, già alle scuole elementari; scriveva ovunque, mi ha raccontato una volta, su carta di ogni tipo, su fogli e vetri appannati, per la disperazione di sua madre. Poi, crescendo, si è appropriata di computer, cellulare e tutto ciò che le capita a tiro quando quel qualcosa deve uscire, quando il bozzolo deve rompersi e la creatura sfarfallare. Patrizia scrive di umori e di maree dell’animo, di personaggi pieni di sfaccettature, di vite complesse, di chi spesso rema contro corrente, e poi Patrizia scrive di donne, donne meravigliose e piene di sfumature, donne fragili ed entusiaste, romantiche e confuse, di un mondo femminile tanto complesso e variegato quanto affascinante...
Il suo esordio letterario è legato all’incontro con l’Anffas (Ass.ne famiglie di persone con disabilità), con cui inizia a pubblicare e a partecipare a concorsi letterari, per devolvere i proventi in beneficenza. Riceve molti premi e riconoscimenti letterari ed inizia il suo percorso di indagine nell’animo umano, un percorso tutt’ora in evoluzione. Pubblica “Senza virgola, senza punto Accapo” con Sovera Editore, “Il valore di ognuno” con l’Anffas e “Raccontami una storia” con Gulliver. Attualmente si occupa di scrittura come giornalista freelance, come responsabile della rubrica “Pescati nella rete” e come docente di giornalismo e scrittura creativa all’Università delle Tre Età di Vasto.
In cantiere c’è una raccolta di racconti brevi “I bisogni dell’anima, storie di Anna” e “Genitori si diventa”.
Bevo il mio tè, apro le sue pagine e torno a leggerla mentre l’isola sprofonda in una serata azzurro ghiaccio.
«Avere..."Potrei avere la sfumatura di uno sguardo, di un sorriso? osservare una persona di spalle e sentirne la stessa emozione?" No, non si ha, si sente. Non si ascolta, si percepisce.
In uno scambio perpetuo e continuo che a volte vorresti anche interrompere. Perché sentire il dolore altrui riporta al nostro, ad un vissuto diretto o indiretto che cambia, allineando le catene del DNA in ghirlande di fiori quando senti la gioia. Inesorabili e lente, in fila indiana, sostengono il passo incerto nella paura, del dolore, quando si è costretti ad accettare fasi di vita che non sai se avranno soluzioni. Eppure c'è gioia anche dentro il dolore, sta nella forza di non contaminare altri, sebbene partecipi, di farli entrare nella tasca interna della giacca a vento e proteggerli. Una carezza, uno sguardo, una parola, un silenzio.»
Messaggi in bottiglia è una Rubrica a cura di Maya Matteucci

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