Messaggi in bottiglia: L’anno dei dodici inverni

L’anno dei dodici inverni
di Tullio Avoledo


Un anno fa mi capita tra le mani: lo cercavo per conto di una persona, lo trovai in una splendida libreria di Ascoli; pagai e regalai il libro il giorno stesso al "legittimo" proprietario.  Rimase tra le mie mani troppo poco ed insieme ad una tribù di altri libri che quel giorno, in quella splendida libreria, avevo acquistato con gusto. Non ebbi modo di iniziare a leggerlo, ma credo che mi bastò tenerlo in mano per restarne legata. 

Persi i contatti con quella persona non molto tempo dopo, senza sapere se lo avesse mai letto, e se gli fosse piaciuto; si trattava di un lettore onnivoro e inconcludente, di quelli che spiluccano libri, che non li divorano mai per interno. L'esatto opposto di ciò che faccio io. 

Due giorni fa, in attesa del treno pendolari, entro nella solita grande libreria della Stazione Termini: mi basta scorgere il dorso della copertina per riconoscerlo. Sorrido.
Fingo di non averlo visto, perché non ho voglia di ripensare a quel lettore inconcludente. Eppure mi rendo conto di averci pensato più volte a quel libro e al suo autore, di cui ero certa di non aver mai letto nulla.
Gironzolo per la libreria, trovo un titolo che mi incuriosisce ed uno nuovo di zecca di uno dei miei autori preferiti e, mentre ripasso per quel corridoio in direzione della cassa, "lui" mi cade sui piedi ed io inciampo. Mi fermo. Gli occhi della ragazza in copertina, nascosta dietro le veneziane, tra i miei piedi.
Resto ferma.
Amo fotografare e quella foto è davvero intensa.
"Il libro varrebbe anche solo per quell'immagine", penso.
Mi inginocchio e lo prendo. “Va bene, ho capito, vuoi venire a casa con me, sei un libro intraprendente”, penso mentre mi dirigo verso la cassa...

In treno inizio a leggere l'altro, quello del mio autore preferito, ma la sera sbircio anche "L'anno dei dodici inverni" giusto così per curiosità...
E non mi sono più fermata, se non per assolvere ai doveri della casa e al sostentamento della giornata successiva. Ma per tutto il tempo mi ha seguita dal bagno alla cucina, alla camera da letto. 

Era da tanto che non mi accadeva. Mi ha turbato, disarmato, incuriosito, coccolato dolcemente, nostalgicamente riesumato ricordi lontanissimi ed emozioni recenti. In una incredibile serie di deja vù e di sincronismi.
Credevo fosse un romanzo romantico o una biografia liberamente tratta da qualche storia avvincente: l'immagine in copertina e la frase "fin dove sei disposto a spingerti per amore" mi avevano fatto relegare il libro alla categoria emozioni e sentimenti, libri "da donne" diceva una mia vecchia amica.
E invece, niente di più sbagliato!

Non sapevo si trattasse "anche" di fantascienza, e peraltro di quella di alto livello: niente alieni verdi con le antennine! Dico "anche" fantascienza perché, proprio come in un romanzo di Philip Dick, che si tratti di un futuro prossimo venturo o di un futuro del dopo bomba non importa: è il libro, la trama, lo stile e il livello di comunicazione che lo scrittore riesce a intavolare con il lettore che lo rende semplicemente un gran bel libro.
E se alla fine della lettura vi resta un sorrisetto beffardo, pensando alle strane coincidenze della vita, beh... avrete pensato a quello che sto pensando io in questo momento.

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Messaggi in bottiglia è una Rubrica a cura di Maya Matteucci


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