Messaggi in bottiglia: I pesci non chiudono gli occhi

I pesci non chiudono gli occhi
di Erri De Luca


Conoscevo Erri De Luca da qualche intervista, conoscevo qualcosa della sua storia. Ma quando di qualcuno, in particolare se scrittore, si parla troppo, io mi irrigidisco e mi metto sulle difensive. Amo leggere senza conoscere la faccia degli scrittori, almeno per il primo libro.
Amo la pagina stampata e l'odore della carta. Non i visi sul retro di copertina, né gli “official web site” degli autori moderni. Così, dato che non mi basterà una vita per leggere tutto ciò che vorrei e tutto ciò che merita di esser letto, il povero De Luca era rimasto da parte per il solo fatto di essermi apparso prima come viso e poi come copertina.

Ma caso volle che qualche mese fa inciampassi in libreria in una sua opera, “Il peso della farfalla”: non la comperai, nonostante fossi stata attratta dalla copertina, perchè non avevo un euro in tasca ed era il primo mese senza stipendio.
In capo ad una settimana mi fu regalato da amici, in cambio di ospitalità nella mia casa isolana. Presi atto quindi di un volere più grande di me e lo lessi con gusto. Su quell’onda lessi poco dopo “Tu non c’eri”, “Nel nome della madre” e i “Pesci non chiudono gli occhi”.
Dico questo per palesarvi che è stato amore: istantaneo, fulmineo, alla faccia del pregiudizio che mi aveva tenuto lontana!

Amo della sua scrittura la pienezza, la sintesi e l’eleganza che lo rendono un classico. Amo il coraggio di trattare temi filosofici e di riflettere sui grandi sentimenti, e sul senso della vita, senza vergogna, senza la necessità di fingersi cinici per compiacere il pubblico moderno, o mostrarsi newage e buonisti per accalappiare gli ultimi romantici dispersi nel mare dell’editoria contemporanea. Amo di lui la dissacrante capacità di parlare d’amore senza averne pudore.
Non sono molti i libri contemporanei che hanno come protagonista un ragazzo di dieci anni, i suoi pensieri, i suoi disagi e la sua metamorfosi. Bisogna tornare a Pasolini o a Pirandello per trovare un protagonista che non sia né eroe né antieroe, ma che sia semplicemente un fantastico meraviglioso punto di vista sul mondo...

E quel punto di vista è così relativo che diventa normale e naturale finire a parlare di sentimenti universali. Ho apprezzato la delicatezza e la poesia annidata dietro ad ogni frase. Ogni paragrafo è un respiro e nella prosa asciutta, ma non scabra, c’è un mondo di detto e non detto. Da leggere tutto d’un fiato e da rileggere almeno un paio di volte.

Ti piace l’amore?
Non lo so.
Ora ce l’hai?
Sì, mi sono accorto di avercelo. È cominciato dalla mano, la prima volta che me l’hai tenuta. Mantenere è il mio verbo preferito.
Sei innamorato di me?
Ho cominciato dalla mano che si è innamorata della tua quando me l’hai tenuta. Poi si sono innamorate le ferite che si sono messe a guarire alla svelta.
Allora, ti piace l’amore?
E’ pericoloso. Ci scappano le ferite. Non è una serenata al balcone, somiglia a una mareggiata di libeccio, strapazza il mare sopra, lo rimescola sotto. Non lo so se mi piace.

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Messaggi in bottiglia è una Rubrica a cura di Maya Matteucci


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Commenti (2)

Areta Fiume

A me paice molto Erri De Luca. NOn ho ancora letto questo suo libro, ma penso proprio che lo farò :) Bella la recensione :)

Giusy (Scarlett) Teresano

Bel post! Anche io ho un pò di pregiudizi nei confronti di De Luca, ma dopo aver letto questa recensione, li metterò da parte. Vado in libreria! :-)
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