Messaggi in bottiglia: Il racconto dell’isola sconosciuta

Il racconto dell’isola sconosciuta
di José Saramago


Nessun uomo è un’isola” diceva il poeta John Donne in uno dei suoi celebri versi, eppure, eppure… qualche dubbio in proposito l’avrei. Le isole, per una che fa il mio mestiere, che ha studiato biologia ed ecologia, e che vive su di un’isola, sono qualcosa di meraviglioso ed affascinante, un laboratorio in cui veder applicate le leggi che regolano l’evoluzione, la genetica, i sistemi complessi come quelli biologici e, non per ultimo, la miscellanea di questi con le regole dell’uomo.
Perché a volte ce ne dimentichiamo, la natura non è astrusa dall’uomo, l’equazione maggiore naturalità e assenza dell’uomo non sempre è valida. Anzi, in una visione meno antropocentrica, l’uomo non è altro che uno dei componenti, magari uno dei più invadenti se vogliamo, dell’ecosistema, degli ecosistemi, del pianeta.
Ma sempre elemento appartenente all’insieme…

Le isole poi, se scaviamo nelle leggende e nei miti e nella nostra cultura personale, sono luoghi dell’animo, prigioni da cui scappare come il Conte di Montecristo, luoghi dove mettersi alla prova come Robinson Crusoè, dove rifugiarsi come Peter Pan e luoghi magici da raggiungere per trovare la pace… come le isole delle leggende celtiche che galleggiavano sull’acqua e scomparivano all’alba.

Ne Il racconto dell’isola sconosciuta José Saramago parla invece di un’isola che contiene emozioni ed idee ancestrali.
Un’isola che non rappresenta una parte del nostro essere, ma che è il nostro essere, la nostra essenza stessa.
La scoperta, il coraggio, l’uomo, la donna, l’amore.
E soprattutto la ricerca di se stessi...

Attraverso un esperimento di scrittura al limite tra la prosa, la poesia e l’epica, in cui i dialoghi si sciolgono all’interno della narrazione indicati semplicemente da una maiuscola e circosritti dalle virgole, con una maestria che non fa rimpiangere assolutamente il “corretto scrivere”, Saramago racconta una favola che non è solo d’amore, ma di iniziazione.
Con una prosa che sembra poesia, che si fa fotografia surreale crea quadri, sogni: “almeno gli avevano lasciato le piante, il grano e i fiori, con i rampicanti che si avviticchiavano all’albero maestro e pendevano dalla murata come festoni”.

L’edizione Einaudi, corredata dalle tavole geografiche dell' “Atlante” di Battista Agnese (1553), è un piccolissimo libro che si legge tutto d’un fiato e si rilegge e si rilegge decine di volte, dopo, per soffermarsi ogni volta su di una frase diversa...

"L'uomo non se lo sogna neppure che, quantunque non abbia ancora cominciato a reclutare l'equipaggio, ha già dietro di sé che lo segue la futura incaricata di lavaggi e pulizie varie, proprio come del resto anche il destino suole comportarsi, è già dietro di noi, ha già allungato la mano per toccarci la spalla, e noi siamo ancora lì a mormorare. E' finita, non c'è nient'altro da vedere, è tutto uguale." 

Cerca nel nostro catalogo gli altri libri di José Saramago.

Messaggi in bottiglia è una Rubrica a cura di Maya Matteucci

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