Ritratti d'Autore: Elio Barbero

31 Maggio 2012 0 Commenti Ritratti d'Autore

La staffetta della memoria

Elio Barbero

Impegno sociale e amore per la propria terra


Il caldo e l’odore dell’estate sono giunti nella mia isola. Sale il ponente dal mare fino alla collina su cui è stata costruita tanti anni fa questa vecchia casa. C’è una distesa di campi, di fossi, di canneti e poi, lontano, di case, prima che l’occhio giunga al porto e al mare, il mio Tirreno. Oggi, lattiginoso, sembra più distante del solito. Ma basta quel filo di Ponente per portare la salsedine fino alla narici e ricordarti che lui è lì, basta allungare la mano.
Il naso si riempie dell’odore del fieno appena tagliato, ieri è venuto l’omino del fieno, un amico che taglia l’erba del nostro terreno, la imballa, se la prende per i suoi animali e ce ne lascia un po’. Per i nostri pochi animali ne basta poca. Baratto, nessun accordo scritto, nessuna dimenticanza, anno dopo anno da che io ho ricordo, si ripete lo stesso rituale, non ci sono contratti, basta la parola data. Gratitudine verso mio nonno, che accompagnò sua madre, contadina e venditrice al mercato, a partorire in ospedale. Mio nonno aveva l’automobile all’epoca, per lavoro, una rarità. Ci nacque quasi su quell’automobile il nostro amico, e poi crebbe giocando con i figli di mio nonno e da allora, prima bambino, poi adulto, ogni anno aiuta l’estate ad arrivare tagliando il fieno, liberandone l’odore. Ritmi e consuetudini estranee alla società che mi circonda, in cui so di essere aliena. E felice di esserlo. 

Da ieri, da quando hanno tagliato il fieno la mia testa si è trasferita in piena estate, non c’è nulla da fare, basta un odore per distruggere la razionalità. Basta un odore a trasportarti nel luogo della memoria, dove il tempo ha tempo di svolgersi, senza fretta. Da ieri penso e ripenso, anzi vedo scorrere di fronte agli occhi la calura dell’estate piemontese, odorosa di fieno fresco e di canali di scolo. Era umida e calda Alessandria quell’estate, e gli Altini, le colline che ospitano il casale dei miei amici, profumati di campi ancora verdi, di fossati, di granoturco, di foglie di noce e orti in penombra.
La nebbia la mattina, la rugiada la sera, a coprire tutto, così diverso dal caldo torrido della mia isola, dalle argille scure e secche della maremma. Dal nostro odore di meridione.
Dondolo tra i ricordi di quell’estate di due anni fa e penso ad Elio, il padre dei miei amici, fu in quell’estate che ci conoscemmo. Fu una conoscenza discreta, delicata, e credo che ci piacemmo all’istante. Lui, buon oratore, io curiosa ascoltatrice.
Appassionato di storia ed ex sindacalista proprio come mio padre trascorse qualche pomeriggio e qualche serata a raccontarmi della sua Alessandria, di quel tempo della parola data, della resistenza, delle prime lotte sindacali, del mondo femminile che esce a testa alta, della costruzione della coscienza del lavoratore. Ed io mi persi ad ascoltarlo sentendo le parole di Sibilla Alerano nel suo romanzo “Una donna”. Avrebbe detto mio padre, col suo solito “sense of humor”, “peccato fosse del sindacato sbagliato!”. Ma la cosa che ho imparato fin da bambina, proprio da quel padre, è che la diversità è ricchezza e che gli avversari vanno rispettati. Mio padre amava gli avversari all’altezza, odiava i lestofanti, di qualunque fazione fossero, un ladro è un ladro, sotto qualunque bandiera si nasconda. Se si fossero incontrati all’epoca di quelle lotte, si sarebbe piaciuti, ne sono certa. Li ha divisi una generazione e molti chilometri...

Ritratto d'Autore: Donatella Di Pietrantonio

30 Aprile 2012 0 Commenti Ritratti d'Autore

Parole fatte di terra parole fatte di acqua

Donatella di Pietrantonio

Intensa ed impetuosa come un fiume d’Abruzzo

È stata una settimana impegnativa. Lunga e stancante. Ma anche di piccole soddisfazioni. Torno alla mia isola con qualche livido eppure con una sensazione di serenità nella pelle. Una sensazione che non percepivo da tempo. Questa notte ha piovuto molto. Ha piovuto violentemente.
Sentivo la pioggia battere sul tetto della soffitta e pensavo alla mia isola inghiottita forse dalla stessa burrasca, e a quando, da bambina aggrappata alla mano di nonno sul balcone affacciato a ponente seguivo lui che mi indicava le trombe marine formarsi e disfarsi all’orizzonte.
E ancor oggi accade qualcosa nella mia testa quando piove così forte. L’odore probabilmente. Deve essere l’odore della pioggia o forse anche il rumore, che mi riportano lì.

Mio nonno mi raccontava storie, mi raccontava di Arsita, del piccolo paesino d’Abruzzo che sua madre lasciò ancora bambina seguendo genitori in cerca di lavoro e fortuna. Ci sono stata in quel paesino, in cerca di loro e dei loro fantasmi, poco meno di un anno fa, dopo aver letto un libro meraviglioso, “Mia madre è un fiume” di Donatella di Pietrantonio.
Ed è trascorso esattamente un anno da quando tornando a casa dal lavoro trovai quel libro sul letto, era arrivato per posta. Il regalo di un amico abruzzese che non vedevo da tempo.
Me ne innamorai fin dalle prime pagine e divorai quell’opera prima con una foga inaudita ed una sensazione di incredibile familiarità. Mi sorpresi di quella piccola coincidenza che rendeva le nostre famiglie inconsapevolmente conterranee. Mi lasciai bagnare da quelle parole… che sono fiume in piena.

Ora torno alla mia isola dopo una settimana impegnativa. Qualche livido sul corpo, qualche livido sull’anima. So che passerà. Anche la burrasca è terminata e il sole si spalma sulla casa e sul giardino affacciati sul mare ancora cupo. Respiro l’aria della mia isola e trovo nella posta di questi giorni una mail di Donatella. Sorrido, mi piace questa donna, mi piace come scrive, mi piace come pensa, direbbe Sciascia che condividiamo gli stessi circuiti mentali.

Ho iniziato a scrivere in terza elementare - scrive Donatella - rispondendo alle mie petulanti domande- cioè quando ho acquisito una minima padronanza della parola scritta. Non c'è un evento particolare alla base di questo "vizio", semplicemente ho trovato in modo del tutto naturale e spontaneo "quella" modalità di espressione del mio mondo interiore...

Nuovi Autori: Elvio Calderoni

Nuovi Autori: Elvio Calderoni

Intervista a cura di Francesco Passa


YB: Elvio, a nove mesi dall'esordio...tentiamo un bilancio?
Be', meglio di così non potrebbe andare, è andata in stampa la seconda edizione di "Lasciamisenzafiato" in questi giorni. Ricevo pareri appassionatamente positivi, di lettori coinvolti, di personaggi che ti entrano dentro e non ti abbandonano nemmeno dopo la fine della lettura... per cui c'è di che essere soddisfatti!

YB: Ma facciamo un passo indietro: la scrittura inizia come un sogno e poi diventa realtà....
Sì... all'inizio è un sogno davvero! Anche perché mentre scrivi, non fai che questo, immagini, sogni. Che poi penso sia la ragione principale per cui l'uomo ha bisogno, sia da fruitore che da attore, dell'arte in generale e della letteratura in particolare: il bisogno di sognare. Quando diventa realtà... be'.... è un colpo! Tenere il tuo libro tra le mani, la prima volta, è qualcosa di incancellabile.

YB: Che sensazioni avevi prima durante e dopo la pubblicazione?
Prima: ho atteso molto, sia per scrivere che per pubblicare. Nel senso che ho scritto all'alba dei 40 anni. Prima mi ero cimentato, più volte e per tanti anni, con la scrittura funzionale, sceneggiature per cortometraggi, copioni di commedie brillanti, pezzi di cabaret, qualche racconto. Non mi sentivo maturo per il romanzo. Poi... è scattato qualcosa ed è nato "Lasciamisenzafiato". Anche per l'entrata nella mia vita della casa editrice giusta ho aspettato parecchio: un anno dal primo invio del file e dalle prime spedizioni ( ne approfitto per dire a tutti: evitatele, sono pressoché inutili dispendiose e fanno perdere tempo ed energia, molto meglio il web! ). Le solite proposte a pagamento o acquisto copie, contratti sgrammaticati, editori che fanno dell'editoria il loro secondo o terzo mestiere....

Di vento e di nuvole. Marcello Loprencipe

Marcello Loprencipe

Domatore di nuvole e addestratore di sogni

Marzo, si sa, è il mese del vento. Ed oggi il vento di Ponente ha trascinato enormi montagne di nubi dall’orizzonte fino a noi… poi le ha lasciate cadere sulle nostre teste, riempiendoci di pioggia e di grigio fuso. La mia isola muta d’umore e diviene scura come una donna offesa.

Poi il vento torna a soffiare e cielo e mare e la città tutta sbadigliano svegliandosi.
Il vento di oggi mi ricorda un appuntamento sospeso. Scrivo una mail al mio amico Marcello… urge un incontro, dobbiamo discutere di poesia e la poesia, si sa, non può attendere.
Parte la mail e, poco dopo, ecco puntuale la risposta… non ci sono telefonate né chat né incontri di società o all’alimentari sotto casa tra noi. Ma solo lettere e discussioni letterarie di fronte ad un tè o ad una cioccolata. 

Marcello è un lettore onnivoro, ma ha una predilezione per la poesia e i romanzi introspettivi. Ci scambiamo spesso libri e consigli e quando uno dei due scopre un autore sconosciuto scrive all’altro con la stessa foga di un archeologo di fronte alla scoperta della tomba di un faraone egizio.
Marcello è sicuramente lo scrittore più retrò che io conosca, dallo stile poetico limpido e delicato, quasi naif ma incredibilmente coinvolgente.
Mi contattò un giorno di qualche anno fa perché aveva letto delle mie recensioni letterarie, iniziammo a scriverci e dopo molto tempo decidemmo di incontrarci… io cercavo tra la folla un bambino di ottant’anni, lui una strega.
Quando vidi quell’uomo ben vestito, dal corpo atletico e dall’aria decisamente maschia, stentai a credere fosse il poeta che mi scriveva. Quando lui vide quella ragazza minuta, sottile, dall’aria persa tra le nuvole, credo che stentò a riconoscere la strega di cui leggeva recensioni.
Ci tendemmo la mano, ci riconoscemmo e scoppiammo a ridere stemperando l’imbarazzo in un abbraccio. 

Poco tempo dopo lessi e recensii il suo primo libro “Si era alzato il vento” scritto a quattro mani con Annalisa Polucci. Un piccolo delicatissimo capolavoro che nasce da un incontro speciale ed imprevisto, e dall’incredibile e fortuito ritrovamento di lettere e cartoline dimenticate. Di una storia d’amore che torna a scriversi prima di trovare pace...

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